Alessia Lanzini: il libero del volley femmninile si racconta

Torino, 22 Aprile 2019, Intervista di Silvia Sardi

Conosco Alessia questo autunno, scoprendo che non è solo una sportiva della serie A, ma anche una brava manager per le attività Under-16 del Cus Torino. Dopo il primo semestre, il Barricalla fa molto bene in campionato e si ritrova a giocare in questi giorni i play-off per poter accedere alla serie A. Per chi non segue il volley femminile (peccato) Alessia Lanzini, classe '81, gioca nel ruolo del libero, ovvero: quella-con-la-maglia-diversa. Difende, prende le palle impossibili e sostiene il gioco delle compagne. Ha vinto 2 Coppe Italia nel 2010 e 2011 con il fenomenico Carnaghi Villa Cortese per poi scegliere, dopo aver giocato a Pisa, Vicenza e Cattolica, di tornare in Piemonte, con il Cus Torino Volley (dal 2017). 

Perché hai scelto di giocare a Torino?

Arrivo a Torino 2 anni fa, per due motivi principali: avevo voglia di riavvicinarmi a casa (Alessia è di Verbano) e sinceramente, sebbene mi avesse confermato San Giovanni Marigniano, quando Michele Marchiaro mi dice che il libero della loro squadra non sarebbe rimasta e mi invita a fare due chiacchiere, io resto folgorata non solo da Torino come città, ma da questo mondo del Centro Universitario Sportivo di Torino, che non è solo pallavolo, ma una delle più grandi polisportive nazionali. Ad oggi posso dirmi pienamente soddisfatta di aver fatto questa scelta. Oggi organizzo i Summer Camp 2019, ovvero l'estate con attività ludico-sportive extra-scolastiche, per i ragazzi dai 3 ai 16 anni.

Come ti trovi con il CUS?

Con il CUS Torino mi trovo benissimo: è una grande famiglia in grado di accoglierti sia dal punto di vista umano, che sportivo. Qui ho visto subito e con grande meraviglia che il valore semplice ma fondamentali del rispetto sportivo è alla base di questa realtà: più di 25 discipline sportive che valorizzano l'eccellenza e la voglia di crescere il talento, sia dal punto di vista tecnico che umano. È una realtà fortissima, esemplare direi, migliore di tante società sportive specialistiche. Il lavoro è complesso, capillare sul territorio e funziona sicuramente grazie alla stretta sinergia tra atenei, scuole, enti e Comune. Un'impresa non facile, ma in grado di offrire e soprattutto di promuovere alle famiglie della Città valori sani e servizi utili per far praticare lo sport a tutti, dai piccolissimi agli anziani, con tantissime attività sportive. Sono molto felice di farne parte e di poter lavorare con passione per i futuri talenti dello sport!

Qual è stata la tua vittoria più significativa?

Per me sono state tutte vittorie significative, perché dietro a ogni vittoria c'è un percorso, una storia, delle compagne, una partita e degli allenatori. Però sicuramente l'anno che ero a Vicenza, quando siamo passate neopromosse dall'A2 all'A1, è stata per me una bella vittoria. Altre partite davvero importanti sono state di sicuro le due finali di scudetto, che ho avuto l'onore di giocare e che, seppur perdendo, hanno rappresentato due anni straordinari per me, come crescita personale e come atleta. 

Obiettivo Risarcimento Alessia Lanzini

Tu sei il libero: solo in partita o anche nella vita?

Il mio ruolo, quello del libero, è particolare, è un ruolo quasi da gregario, che fa il lavoro nascosto. Adesso pian piano si inizia a dargli merito e a dire ogni tanto che "il libero ha fatto bene", ma di solito non è lui a prendere il premio premio MVP: fa un lavoro oscuro, dietro le quinte, che non è indifferente, anzi è piuttosto funzionale alle altre componenti della squadra. Io sono una persona paziente, cerco sempre di sistemare le cose, di guidare le mie compagna, che tra l'altro sopratutto ultimamente sono molto giovani, quindi anche più facilmente irritabili. Eh sì: sono così anche nella mia vita, non mi piace essere al centro dell'attenzione, mi piace lavorare in gruppo e no fermarmi solo alla mia prospettiva, ma vederla a 360°, guardando anche il punto di vista degli altri degli altri. Quindi sì: sono un libero in campo e nella vita, sicuramente.

Alessia Lanzini Cus Torino Volley

Le nuove generazioni e i millennials: sono diversi da "noi"?

A livello sportivo si dice che non ci sono più le atlete di una volta (ride), pronte al sacrificio e agli allenamenti massacranti, ma in effetti è un luogo comune o, almeno: da quando sono qui al CUS Torino, che forse è una realtà particolare, vedo che invece sono molte le ragazze che studiano e frequentano l'università e praticano sport a livello professionale. Questo significa avere immancabilmente grande determinazione e volontà, per poter affrontare ogni giorno le lezioni e gli allenamenti in palestra. Quindi, sì: devo essere sincera e dire che mi sono assolutamente ricreduta. Le nuove generazioni vedo che sanno mettersi in gioco: mi chiedono ogni tanto consiglio ma certamente lo rielaborano subito con la loro testolina, per cui direi che sono anche molto indipendenti e hanno forza di volontà.

Cosa pensi prima di entrare in campo? È la tua casa o entri in viaggio?

Mi piace questa domanda! Sinceramente, non penso a molte cose... mi piace stare in campo, mi concentro sulla partita, penso a cosa c'è da fare per recuperare punti o in strategia di gioco e poi mi butto e me la vivo. Soprattuto vivo l'emozione, che c'è ancora ed tanta ed è il motivo per cui ancora gioco. Il campo è la mia vita ed è anche il mio viaggio. La pallavolo per me è stata un viaggio, completamente: viste tutte le città e i cambiamenti che ho affrontato e che mi hanno fatto diventare quella che sono qui, oggi –  e lo è ancora oggi, perché il campionato ti porta a viaggiare, non solo in giro per l'Italia ma è "il viaggio", che mi ha portato ad avere una seconda e grande famiglia, ovvero tutte le persone che ho auto la fortuna di conoscere e che insieme a me percorrono questo viaggio della mia vita.

 

Alessia Lanzini Cus Torino Volley

Piatto e canzone preferita?

Direi la carne, di cui non potrei fare a meno. Canzone... non saprei con precisione: ascolto tanti generi musicali e mi piace tanto la musica italiana, ma sono molto stonata per cui la canto solo sotto la doccia!

Una cosa che ti da fastidio?

La non chiarezza e l'essere presa in giro. Quando le persone non sono chiare e dirette mi da molto fastidio. 

Come nasce passione per il volley, centrano Mila e Mimì Ayuara?

Allora, io sono figlia di un allenatore che giocava a pallavolo e mia mamma si divideva tra il volley e l'atletica. Io, perché sono una testona, non ho voluto seguirli e quindi per i primi anni ho fatto ginnastica artistica. Poi, quando mio padre ha organizzato un corso di mini-volley, ho partecipato e iniziato a giocare a pallavolo – e da lì non ho più smesso: la cosa che per ripicca non volevo fare, è diventata la mia vita, e ne sono davvero felice!

 

OGGI POMERIGGIO LA SEMIFINALE DEI PLAY-OFF: CUS TORINO VOLLEY VS ZAMBELLI ORVIETO, PALARUFFINI ORE 17:00

PLAY-OFF TORINO CUS VOLLEY PALARUFFINI