I raggi del sole uccidono il Covid. Uno studio italiano ci spiega perché

Antonella Vitelli, Cusano Mutri, luglio 2020

Un gruppo di astrofisici e medici italiani ha messo in relazione l’andamento del Covid 19 e i raggi ultravioletti. I dati del preprint appaiono evidenti e rappresentano una correlazione, non un collegamento causale, e potrebbero dirci qualcosa di più su come gestire il problema del virus nei luoghi chiusi, a partire dalla disinfezione a base UV. 

 

Gli autori fanno parte dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), dell’Istituto nazionale dei tumori e dell’Università degli Studi di Milano. Qui l’intervista a Mario Clerici, primo firmatario dei lavori, nonché Professore Ordinario di Immunologia all’Università di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi.

Professor Clerici i raggi UV uccidono in pochi secondi il Covid. Come siete arrivati a questa conclusione e qual è stata l'intuizione alla base del vostro studio?

Lo studio è iniziato così. Abbiamo risospeso 3 diverse dosi di virus Sars–CoV–2, una dose bassa, una alta e una molto alta, in goccioline d’acqua per riprodurre quello che succede coi droplets di salive e abbiamo esposto le goccioline d’acqua a dosi diverse di raggi UV, inizialmente UVC poi UVA e UVB. Abbiamo visto che minime dosi per pochi secondi sono capaci di inattivare il 99,9% del virus. Riproduce quello che si verifica nelle goccioline di saliva. L'intuizione di base è che da sempre si sa che i raggi solari hanno un effetto benefico su virus e batteri, ma mai nessuno aveva studiato l’effetto su Covid e verificato qual è la dose che serve. 


Dal vostro studio emerge che l'azione di disinnesco non c'è l'ha solo il sole, ma anche le lampade a luce Uv. Queste però possono creare irritazione alla pelle e danneggiare gli occhi. Come si fa?

Le lampade UVC possono essere utilizzate e tante ditte ci stanno contattando allo scopo di comprendere al meglio come sanificare ambienti chiusi, tipo aule scolastiche, cinema, vagoni di tram, treni od oggetti tipo banconote e abiti. Le UVC non vanno bene per pulirsi le mani, non possono essere usate per la pelle, ma solo per ambienti e oggetti. Oggi siamo impegnati a studiare delle lampade con lunghezza d’onda differente capaci di non danneggiare la cute. 


Professore la domanda che si stanno facendo tutti è la seguente: quindi se sono al sole in spiaggia ho meno possibilità di contrarre il covid? Il distanziamento si consiglia ugualmente, ma sembra di capire che tutto si gioco attorno alle probabilità. Sbaglio?

Oltre agli UVC, anche gli UVA e UVB, che sono i raggi solari che ci riscaldano e abbronzano hanno lo stesso effetto indicato sopra. Basse dosi di UVA e UVB sono sufficiente per uccidere il Sars–CoV–2. E’ sempre saggio usare il distanziamento, ma possiamo affermare che una mutazione delle condizioni ambientali nelle quali il virus va ad agire è di fondamentale importanza. Il virus non è mutato, ma le condizioni di propagazione si. 

Il distanziamento è sempre consigliato, ma la quantità di raggi solari UVA e UVB che arrivano nell’emisfero nord adesso sono sufficienti per uccidere il virus. Andare in spiaggia è più sicuro certo. 

Quali implicazioni o applicazioni se si preferisce comporta la vostra scoperta? A questo punto se la tecnica, tecnologia, dovesse inventarsi qualcosa cosa andrebbe fatto?

Le implicazioni sulla sanità pubblica sono notevoli. Dal punto di vista epidemiologico abbiamo fatto uno studio sull’irradiamento solare dal 15 gennaio al 30 maggio in 246 Paesi del mondo e abbiamo sovrapposto a questi dati, raccolti dall’agenzia Temis, i dati dell’epidemia da Covid 19. La corrispondenza è apparsa perfetta.  Tanti più raggi solari arrivano tanto più bassa è l'incidenza di nuovi casi. 

I casi dell’India e del Pakistan come li leggiamo?

In India e Pakistan ci sono i monsoni e le nubi che filtrano i raggi solari. Adesso nell’emisfero nord abbiamo pochi casi e nell’emisfero sud l'irradiamento solare è al minimo. Poi ci sono gli Usa ma lì non c’è mai stato un vero e proprio distanziamento e l’utilizzo della mascherina è stato sempre marginale. La corrispondenza tra raggi solari e infezioni è importante e il nostro studio non ha fatto altro che evidenziarlo.