Federalismo e Stato. L'Europa e l'America a confronto.

Intervista di Antonella Vitelli, 18 novembre 2020

E di poche ore fa la notizia della fine del riconteggio dei 5 milioni di voti espressi in  Georgia, una delle tradizionali roccaforti repubblicane. Nonostante l’impegno e la meticolosità Trump ha preso 12.284 voti in meno di Biden. A quest’ora tutti ci chiediamo: ma come sarà l’America di Biden? Quella che molti definiscono la Bidenomics è un'opzione praticabile con un Senato a maggioranza repubblicano? Che spazio lascia il sistema federale americano e in cosa differisce da quello europeo e da quello di paesi membri come l’Italia o la Germania? “Appare evidente che confederarsi funziona se lo si fa in modo  non frammentario”, altresì c’è una pena dolorosa da pagare e si chiama caos. Esattamente quello che, a giorni alterni, stiamo vedendo esplodere tra Stato e Regioni sul tema sanitario. Per anni abbiamo creduto che il rafforzamento delle regioni avrebbe avvicinato le istituzioni ai cittadini rendendole più efficienti e di qualità, ma purtroppo così non è andata. Il regionalismo ha peggiorato sia lo Stato sia le regioni. Abbiamo provato ad approfondire limiti e differenze tra federalismi con Sergio Fabbrini, Professore di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e Direttore della Scuola di governo alla Luiss di Roma, dove è titolare della Jean Monnet

Professore innanzitutto vorrei capire quali sono le caratteristiche del federalismo americano?

Quando parliamo di federalismo intendiamo un sistema di organizzazione statale in cui centro e unità costituiscono una federazione dotata di competenze specifiche. Tuttavia ci sono due modelli di federalismo che vanno presi in considerazione. 

C’è un federalismo che nasce dalla disgregazione di uno Stato unitario come nel caso dell’Austria, del Belgio, della Germania ma anche del Canada e dell’Australia e c’è un federalismo che nasce dall’aggregazione di stati indipendenti e sono il caso degli Stati Uniti e della Svizzera. Questa distinzione è fondamentale per capire alcune caratteristiche del federalismo americano. Innanzitutto quest’ultimo è caratterizzato da un potere incredibile del Senato, senza precedenti, direi. Non c’è nessuna altra Camera in altre federazioni con gli stessi poteri. Il senato americano  è costituito da due senatori per Stato in virtù del quale ha le caratteristiche di una Camera Confederale. Contano gli stati in quanto tali non per la popolazione.

Il risultato è piccoli Stati con una popolazione inferiore ai 40 milioni di abitanti hanno due senatori ciascuno quanto Stati come la California che ha una popolazione superiore a 40 milioni.

Qui capiamo la natura particolare del Senato americano che rafforza in modo significativo il peso degli stati piccoli rispetto ai grandi. Gli Stati piccoli sono quelli rurali, abitati principalmente da popolazione bianca e controllati dai repubblicani e questo dà al partito repubblicano un vantaggio nel Senato e quindi anche nella nomina della Corte e nel collegio elettorale del Presidente anche se la popolazione  bianca che vuole rappresentare è in declino demografico. 

 

Quanto detto fa intuire un chiaro segno di differenza rispetto alle esperienze democratiche che si sono sviluppate nei diversi paesi europei. Giusto?

L’America è differente dagli stati nazionali europei, ma la sua esperienza ci dà delle  indicazioni per capire le implicazioni dell’aggregazione di quegli stati nazionali all’interno dell’Unione europea (Ue), geneticamente simile ad essa. 

Svizzera a parte, che si configura come una aggregazione di cantoni/stati precedentemente indipendenti e con culture disomogenee, nessuno stato europeo anche quelli di carattere federale, è assimilabile all’esperienza americana. Il federalismo tedesco postbellico nasce dalla disaggregazione di uno stato ipercentralizzato e ha proseguito basandosi su una cultura nazionale, ma sopportata a fatica dai Länder dell’est annessi nel 1990. Il progetto europeo similmente è giunto ad un processo di integrazione, ma con identità ben distinte.  L’Europa non potrà seguire né la strada francese né la strada tedesca. La sua identità richiede un pluralismo che per consolidarsi necessità della condivisione di valori politici, quelli che si scelgono, e non culturali, che si ereditano.

Il caso svizzero invece segue il modello degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono nati come confederazione nel 1787 e la Svizzera è diventata una confederazione sul modello americano nel 1848. Stati Uniti hanno creato un sistema di governo perché i singoli Stati non volevano essere controllati dagli altri. Negli Usa si ha una Camera dei rappresentanti eletta ogni due anni, poi ci sono i due senatori per stato che stanno in carica 6 anni e poi Presidente sta in carica 4 anni. In America si concretizza una vera e propria “separazione dei poteri”, una cosa che non è caratteristica in nessuna democrazia europea, tantomeno in democrazia federale. La Germania per quanto sia federale ha un cancelliere che beneficia della maggioranza parlamentare del Bundsestang e come per altre democrazie, anche non federali,  resta cancelliere fino a quando ha maggioranza. 

Negli Stati Uniti non è così. 

Come abbiamo visto in queste elezioni si ha un Presidente con un senato a maggioranza repubblicana e visto il ruolo centrale di quest’ultimo può facilmente capire come sarà complesso per Biden perchè ogni volta dovrà passare da un Senato controllato dal partito rivale. Questo spiega la complessità degli SU.


Quanto è importante lo sviluppo di una ‘autonomia strategica europea’?

Direi fondamentale. L’Europa esattamente come Svizzera e Germania nasce da un processo di aggregazione nel quale è importante tener presente la lezione americana. 

Sarebbe?

Dobbiamo capire che le decisioni prese all’unanimità e non a maggioranza possonoi rafforzare il potere di veto degli Stati. In America questo stato di cose vuol dire: minoranze che hanno possibilità di fare ostruzionismo, il cosiddetto filibuster

Il filibuster è quella procedura politica in cui uno o più membri del parlamento o del congresso discutono su una proposta di legge in modo da ritardare o impedire del tutto la decisione sulla proposta. 

L’America è prigioniera della tirannia delle minoranze. 

In UE noi abbiamo un problema simile. Ad esempio in queste ore stiamo vedendo che Viktor Orbán e il polacco Morawiecki sono decisi a porre veto  contrario  contro il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 se fosse inserita la regola relativa al rispetto dello stato di diritto da parte dei beneficiari dei fondi europei. Questo fa capire le le federazioni per aggregazioni per funzionare devono essere ed esprimere i voti a maggioranza qualificata non all’unanimità. 

Sul piano politico anche con Biden non siamo ritornati all’America di 20 e 30 anni fa con visioni transatlantiche precise.

Oggi ritornando alla necessità di una autonomia strategica europea sul piano politico la vittoria di Biden per i meccanismi detti sopra non sposta chissà quanto. L’America che il nuovo Presidente si troverà a gestire sarà un paese diviso e polarizzato e anche se aprirà un rapporto di maggiore diplomazia con la Ue e il resto del mondo in termini di azione tutto ciò che farà dovrà passare mediante il Senato. Ne consegue che l’UE debba pensare a se stessa, debba, assieme agli USA, sviluppare un concetto di autonomia strategica, che nasce in Francia nei circoli macroniani,  senza dipendere dalla volontà dell’America.  Biden dovrà passare sempre per il Senato. Biden userà di certo gli executive agreement. Lo farà per gli accordi di Parigi, per l’OMS, per il Nucleare iraniano. Biden cambierà modi e toni, ma il trumpismo è tutt’altro che passato.

Si è parlato durante questa pandemia dei limiti forti del nostro federalismo. Competenze contese tra regioni e stato che spesso hanno generato stasi e scontri. Ha l'impressione che queste esperienze funzionano solo se sono totali, non frammentare? un pò come il progetto degli Stati Uniti d'Europa?

E’ una realtà, più che una impressione. Le cose stanno così. Stiamo assistendo nello scontro tra regioni e regioni e stato a regioni ad un esempio della sottocultura politica della nostra classe dirigente. Un paese non può arrivare così. Con la Riforma del titolo V pensando di conquistare il voto del nord leghista in realtà ha trasformato solo le regioni si è solo in Stati indipendenti con i governatori che non si pongono con atteggiamenti di interesse nazionale. Abbiamo cercato poi di riformare nel 2016 trasformando il Senato in chiave federale, trasformandolo in senato delle regioni e fare in modo che esso abbia competenze precise e deve funzionare nella clausola di interesse nazionale. Ci sono crisi, tipo la pandemia, in cui il governo può attivarla per affrontare un’emergenza. Noi siamo arrivati invece con il centro indebolito, le regioni vanno nella loro direzioni, anche in base ai loro interessi elettorali. Non c’è una visione nazionale del problema. Al di là della partigianeria abbiamo lasciato il senato così com’è uguale alla camera, ma con meno parlamentari. Tutto in nome del populismo. 

Non è cambiato nulla. Se abbiamo un’emergenza chi prende le decisioni? Non lo sappiamo. E’ un paese di dilettanti e a pagare il prezzo più care sono i cittadini, in termini di disagio e di vite umane, anche e soprattutto durante questa emergenza sanitaria.  Sarebbe la costituire una seconda camera, una Camera delle regioni, con i governatori che si incontrano e discutono regolarmente. Manca questo. Spero che usciamo il prima possibile da questa pandemia con la consapevolezza che senza uno Stato con precise caratteristiche federali non si può andare avanti.