Intervista a Giorgio Parisi a cura di Antonella Vitelli
Il premio Nobel per la Fisica ha ricevuto oggi la laurea honoris causa in Fisica dei Sistemi Complessi. Nell'intervista riflette sulla fragilità dei sistemi, sul rapporto tra scienza e società e sulle proteste studentesche che attraversano l'Europa.

TORINO, 14 ottobre 2026 – I sistemi complessi sono capaci di autoripararsi, ma non all'infinito. Possono accumulare fratture invisibili, continuare a funzionare apparentemente senza problemi e poi, improvvisamente, rompersi. È un'immagine scientifica che offre anche una possibile chiave di lettura della società contemporanea, quella proposta da Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica nel 2021, oggi a Torino per ricevere la laurea honoris causa in Fisica dei Sistemi Complessi, conferita congiuntamente dall'Università di Torino e dall'Università del Piemonte Orientale. La cerimonia si è svolta nell'Auditorium del Complesso Aldo Moro, alla presenza della rettrice dell'Università di Torino Cristina Prandi e del rettore dell'Università del Piemonte Orientale Menico Rizzi.
Ma quale relazione esiste tra la conoscenza scientifica e la comprensione dei fenomeni sociali? E fino a che punto la fisica può aiutarci a interpretare le trasformazioni della società?
È uno degli interrogativi che abbiamo rivolto a Parisi, la cui attività scientifica ha contribuito in maniera determinante alla comprensione dei sistemi complessi, ossia di quei sistemi nei quali le interazioni tra numerosi elementi producono comportamenti collettivi difficilmente prevedibili a partire dalle singole componenti.
Professore, la fisica, o quello che ha studiato attraverso la fisica, può essere di vantaggio per comprendere o cambiare la nostra società? Come possiamo traslare queste conoscenze sul piano sociale?
Diciamo che una delle cose più importanti che abbiamo capito è che questi sistemi complessi sono anche fragili. Sono fragili, però prima di rompersi non ce ne accorgiamo. Sono capaci di autoripararsi. Poi, se li disturbiamo troppo, questa capacità cessa e quindi si rompono definitivamente.
Il concetto di complessità attraversa anche la produzione divulgativa di Parisi. Nel libro In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi, pubblicato da Rizzoli nel 2021, il fisico accompagna il lettore alla scoperta di fenomeni nei quali il comportamento collettivo emerge dalle interazioni tra le singole parti. L'esempio degli stormi è particolarmente significativo: migliaia di uccelli si muovono in maniera coordinata senza che esista necessariamente un unico individuo incaricato di guidare il gruppo. È dall'interazione tra i singoli che nasce un comportamento collettivo organizzato. Una prospettiva che mette in discussione l'idea secondo cui, per comprendere un fenomeno, sia sufficiente analizzarne separatamente gli elementi. Il comportamento dell'insieme può presentare caratteristiche nuove, non immediatamente riconducibili a quelle delle singole parti.
È dunque la complessità stessa a impedirci di correggere il tiro, oppure intervengono altri fattori?
Non proprio, è la complessità del sistema che dà, da un lato, la capacità di autoripararsi. Però questa capacità è limitata. Quello che succede è un po' come un materiale in cui si sono formate delle crepe microscopiche che uno non vede, finché queste crepe microscopiche diventano troppe e, a quel punto, il materiale si rompe in due.

Una risposta questa che ci restituisce un aspetto essenziale del ragionamento: la rottura non coincide necessariamente con l'inizio del deterioramento, ma può rappresentare il momento in cui un processo già in corso diventa visibile.
La risposta lascia aperta una questione fondamentale: quanto siamo realmente capaci di riconoscere le trasformazioni profonde di un sistema prima che diventino irreversibili? Dal funzionamento dei sistemi complessi, il confronto si sposta poi sul presente e sulle nuove generazioni. In Europa, studenti e studentesse stanno manifestando e occupando scuole e università, riportando al centro del dibattito pubblico il tema del futuro.

Professore, oggi il mondo accademico le conferisce una laurea honoris causa, riconoscendo il valore del suo contributo alla conoscenza scientifica. Contemporaneamente, in Italia e in Europa, molti studenti e studentesse scendono in piazza, scioperano e occupano le scuole per rivendicare attenzione al proprio futuro. In una giornata che celebra il valore del sapere e della formazione, come interpreta queste mobilitazioni e quale messaggio ritiene stiano rivolgendo alle istituzioni?
Fanno bene, perché io ho l'impressione che i governi si preoccupino molto meno del loro futuro che di tante altre cose.