"La democrazia spezza le catene e ricongiunge gli anelli spezzati". Parola al filosofo Massimo Cacciari

"La democrazia spezza le catene e ricongiunge gli anelli spezzati". Parola al filosofo Massimo Cacciari

A Torino è in corso in queste ore la Biennale della Democrazia, un evento giunto ormai alla sesta edizione. Da tutta Italia arrivano in queste giorni intellettuali, filosofi, pensatori e persone con qualcosa di interessante da dire su questa nostra travagliata contemporaneità. Tra queste spicca la presenza del Professore e filosofo Massimo Cacciari.


Cacciari è atteso al Teatro Carignano, sede dell’incontro, per un intervento sul tema Realtà Riflessa. Per Speculum aenigmate. Del passato non abbiamo che frammenti, del futuro non abbiamo che vaghi presagi. E tutte le dimensioni del tempo si riflettono l’una sull’altra e non possiamo che considerarle come enigmi.


“Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria” dice Cacciari citando Marx. Il Professore parla di idee e di quello che era il mondo nel quale c’erano contrasti, ma si conservava la contraddizione, “un ordine nella contraddizione”. Oggi però cosa è successo alla nostra democrazia?

 Cacciari: La democrazia spezza le catene e ricongiunge gli anelli spezzati, non può lasciare a pezzi la società. I pezzi non sono le parti che nello specchio comune si riflettono. Se la democrazia lascia a pezzi è finita. Il pneuma della democrazia non è l'autonomia delle diverse vocazioni. Ma le diversità devono riconciliarsi ogni volta autonomamente. Questo è l'enigma e la sfida della democrazia.

Io: Professore lei ha parlato di catene spezzate e anelli che non riescono a ricongiungersi. Stiamo vivendo nell’oclocrazia e in un ritorno ciclico ad una distorsione democratica o abbiamo a che fare con qualcosa di inedito?

Cacciari: La democrazia ha avuto un momento in cui, nell’immediato dopoguerra, sembrava che questi problemi potessero trovare una soluzione. Sembrava esserci spazio per la solidarietà e per valori, come dire, che valevano.


Io: Professore da chi deve partire il cambiamento?

Cacciari: Da voi, noi!


Io: Noi chi? Noi giovani

Cacciari: Noi, io, lei. Chiaro?

Io: Habermas scorsa settimana su La Repubblica ha parlato di una responsabilità diretta della crisi economica in quello che è il rapporto spezzato tra "popolo" ed "élite". Lei cosa pensa? Per recuperare il progetto Europa da dove dobbiamo partire, da quale tematica?

Cacciari: Senza dubbio dal tema della solidarietà, da quello delle politiche sociali che abbiamo una finalità di carattere etico e sociale.


Io: La sinistra di Zingaretti secondo lei è capace, anche connettendosi con quelli che sono dei mondi trasversali alla sinistra.

Cacciari: E’ troppo presto per dirlo. Diciamo che è un augurio


Io: Professore nell’ambito di quello che è il rapporto popolo élite. Lei diceva l’élite si è resa invisibile così generando un risentimento dal popolo. In questo discorso c’è una colpa e basta degli intellettuali, ma non potrebbe essere accaduto nella nostra dimensione laica e politica quello che è accaduto nella religione il giorno in cui con il luteranesimo si è cercata l’emancipazione dal “medium” per un rapporto diretto con Dio?


Cacciari: Non credo, non c’entra niente questa dimensione. Per il cristiano c’è sempre un rapporto personale e diretto con Dio. Sia nella Riforma sia nella Cattolicità rimane la Chiesa, no?


Io: Ma nel modo in cui recuperiamo le informazioni professore. L’intellettuale un tempo faceva da tramite nell’interpretazione della realtà e dei fenomeni che vi accadevano. Oggi con internet vediamo la necessità di andare direttamente alla fonte.


Cacciari: Il web da informazioni.


Io:  Si Professore, ma non si avverte più la necessità di un intellettuale che dia una chiave di lettura.


Cacciari: Ecco, male, molto male.


A questo punto avrei voluto chiedere al Professor Cacciari se è vero che una delle candidature di spessore di queste europee sarà la sua, ma ho come l’impressione che a questa domanda non ci sarebbe stata una risposta esaustiva. Saluto il Professor Cacciari e lo lascio andar via senza chiedergli nemmeno un selfie.

Antonella Vitelli, Torino, marzo 2019

 

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