Caporalato, terra e pandemia. Intervista all'attivista Diletta Bellotti

Intervista di Antonella Vitelli, 29 novembre 2020

Il V Rapporto sulle Agromafie di FlaiCgil stima che mezzo milione di persone sono coinvolte nello sfruttamento, di cui 180mila sottoposte nell'agricoltura a sfruttamento e caporalato. Un quadro che è peggiorato con l’emergenza Covid-19 e non è più circoscritto nel Meridione, ma che interessa l’intero Paese. Per entrare nel vivo del problema ho intervistato l’attivista romana Diletta Bellotti, giovane, giovanissima, 25 anni, laureata in Diritti umani e migrazione che ha sempre usato il suo account instagram come piattaforma per le sue battaglie. Da ricordare la campagna #pomodorirossosangue che ha messo al centro la lotta dei braccianti contro il sistema mafioso del caporalato.

Il pomodoro come alimento sacro della cultura gastronomica italiana e come metafora del sangue. Oggi Diletta è impegnata nella campagna  Save Bees and Farmers, un'iniziativa per chiedere all'UE un'agricoltura favorevole alle api a vantaggio degli agricoltori, della salute e dell'ambiente. L'ho intervistata per conoscere cosa ne pensa di questo momento storico. 

Diletta ogni giorno ci arrivano notizie di sfruttamento di stranieri nei campi. Il caporalato che tu hai definito “una lotta globale contro la schiavitù contemporanea” com'è cambiato con questa pandemia?

Questa pandemia, come in molti altri casi, ha semplicemente reso più chiare molto ingiustizie. Nel caso specifico dello sfruttamento nei campi ha dimostrato con spietata chiarezza che il nostro sistema agroalimentare non è sostenibile né per la terra (ma questo lo sapevamo già) ma anche e soprattutto per le persone che lavorano la terra. In altre parole è un sistema che si basa sullo sfruttamento e che giova dell’invisibilità e della vulnerabilità delle persone.

Come tutti i sistemi mafiosi, il caporalato si rafforza nell’immobilità e nel silenzio. 

Come consumatori abbiamo delle responsabilità spesso sottovalutate. Cosa vuol dire imparare a comprare eticamente? A cosa dobbiamo fare attenzione durante la spesa al supermercato?

E’ vero che sono sottovalutate, ma sono anche sopravvalutate. Nessuna delle crisi che stiamo vivendo può essere risolta da noi, possiamo fare la nostra parte, ed è giusto che la facciamo perché dobbiamo essere coerenti con i nostri prìncipi. Ma non dobbiamo mai dimenticare chi è davvero macchiato di colpa: non chi fa la differenziata male, ma per esempio lo sono quelle 20 aziende che sono responsabili di più di un terzo di tutte le emissioni di CO2 sulla terra.

E anche nel caso delle agromafie, non è responsabile delle agromafie chi abita in una periferia e può permettersi di comprare solo alcuni prodotti all’unico supermercato in zona, ma chi permette le infiltrazioni mafiose.

Ci tengo molto a precisare questo punto perché per quanto io sia sensibile e attenta a tantissime tematiche so che molte persone come me sentono fin troppo il peso di queste scelte. E’ giusto e necessario fare scelte etiche ma non ci si deve illudere (né si deve impazzire) pensando di poter davvero farcela da sé.  Ci sono aziende e cooperative agricole che si stanno impegnando per certificare il loro cibo ovvero per assicurare ai consumatori che in quello che mangiano non ci sta il sangue e il sudore dei lavoratori e le lavoratrici della terra. Questi sono sforzi congiunti di tantissime realtà come quella di NoCap che sta portando la certificazione in tutto con il progetto GoodLand. 

Quindi bisogna fare scelte di consumo etico, ma questo non basta: bisogna educare chi è vicino a noi a fare lo stesso, ma anche fare pressione sulle aziende che acquistiamo normalmente affinché si certifichino, chiedere ai negozi di quartiere di rifornirsi di quei prodotti, e pretendere che i giornali e ha chi ha visibilità sui media parli di agromafia. 

Ho visto su instagram la tua petizione a favore di api ed agricoltori. Cosa si chiede alla Commissione europea e a tuo avviso come bisognerebbe riformare il nostro rapporto con la natura e con il prossimo?

L’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che abbiamo lanciato è un mezzo di democrazia diretta per portare questioni importanti agli uffici delle istituzioni europee. Questa questione non è importante, ma vitale. La Politica Agricola Comune (PAC) controlla il 39% del budget europeo dei prossimi sette anni e ha un impatto gigantesco sulla vita di tutt* noi, oltre che sulla natura e gli animali. La PAC recentemente approvata avrà un impatto disastroso sull’ambiente. Noi chiediamo che i piccoli agricoltori vengano supportati, ma solo e soprattutto se rispettano la biodiversità del nostro pianeta, per fare questo bisogna eliminare gradualmente  pesticidi sintetici. 

L’esempio che facevo sempre ai bambini a cui facevo da tata quando uccidevano un insetto che trovavano in casa era questo: siamo noi ad aver costruito la nostra casa sopra la loro, non il contrario, siamo noi ad aver invaso la natura, non questa ad aver invaso noi entrando nella nostra casa. E poi li aiutavo piuttosto a riportare l’insetto in giardino. E’ una cosa piccola certo e molto simbolica, ma credo rimetta tutto in prospettiva. La maggior parte delle persone non riescono a fare una scelta etica perché non sono disposti a sacrificare dei gusti o delle abitudini. Non si rendono conto che se non ci “sacrifichiamo” un po’ ora, tutto quello che conosciamo verrà sacrificato. E per cosa? Una bistecca e un pacco Amazon? 

Questa pandemia ha riportato al centro le aree interne e la campagna. Come ti immagini il mondo tra 20 anni? Quest'esperienza collettiva drammatica ci ha in qualche modo cambiati? Nel bene e nel male.

Faccio fatica a parlare al plurale di eventi così: la realtà fa sempre più male ad alcuni, altri hanno più mezzo per ri-adattarsi, ri-inventarsi o semplicemente farsi un po’ di sedute di terapia durante un periodo così. 

Il mondo tra vent’anni! Spero di non esserci onestamente, lotterò finché avrò speranze per un mondo senza oppressioni, ma se non ci riuscirò, se non ci riusciremo, penso almeno di meritare un po’ di pace lontana da qui.  

Sei giovane, vuoi trovare pace così in fretta. Ogni persona nelle proprie battaglie ha dei soggetti ispiratori. Per te? Chi ti ispira come persona?

Mi ispirano davvero tantissime persone. Ho la fortuna di essere facilmente “ispirabile.” Mi ispira la gente che sta in piazza e porta scompiglio con le proprie idee, i miei nonni che dopo settant’anni di militanza non hanno ancora abbandonato le piazze, chi lavora su sé stesso tutti i giorni, chi non fa del male solo perché può, chi insegna senza essere arrogante, chi scrive per divulgare o per farsi del bene.  Ho ovviamente pilastri abbastanza solidi e questi sono principalmente Pier Paolo Pasolini, Édouard Louis, Audre Lorde, Fabrizio de André e James Baldwin. 

Photo: Francesca Emilia Minà