Putin è sempre più solo. Cosa vuole realmente il Capo del Cremlino?

Intervista ad Alberto Basciani, Direttore Centro di Ricerca Interdipartimentale sull'Europa Centro-orientale, la Russia e l'Eurasia (CRIERE) - Università di Roma Tre. Roma, 28 febbraio 2022

La vita è sempre trionfo dell’improbabile e miracolo dell’imprevisto diceva Henri de Lubac. Ma forse di improbabile e di imprevisto c’è solo ciò che non osiamo pensare ed immaginare. Una pandemia non è bastata e neanche la grande minaccia di estinzione causata da una casa, la nostra, sempre meno ospitale e surriscaldata. Il Don’t look Up si è trasformato in un Don’t look e punto, ma ad aprirci gli occhi, fino a farli sgranare c’è stato Vladimir Putin. Solo pochi mesi fa eravamo dalla stessa parte, ognuno con il suo siero, ma appena allentata la pressione del virus si sono rotte le righe e parole come “invasione”, “pericolo nucleare” e “Guerra Mondiale” sono diventate centrali in ogni breaking news. Come siamo arrivati a questo? Avremmo dovuto accorgerci prima di ciò che stava maturando nella mente del Presidente russo? O non sarebbe bastata diplomazia, intelligence a reggere la grande aspirazione di uno stato-nazione che in realtà vuole essere, ancora una volta, un impero? Solo nel 2014 Putin ha annesso la Crimea e ha fatto un'incursione nella regione del Donbas, nell'Ucraina orientale, perché voleva impedire all'Ucraina di cercare legami più stretti con l'Unione europea. In quella cooperazione intravedeva uno sviluppo contrario al suo sogno di espansione. E purtroppo fondare le proprie attuali ambizioni imperiali su vecchi miti di matrice nazionalistica è pericoloso per tutti, Russia inclusa. Invadendo l’Ucraina il Presidente russo ha messo in discussione l’inviolabilità dei confini e i diritti delle nazioni. Qual è l’attuale scacchiera delle alleanze? Cosa pensa realmente la Cina? Come andrà a finire? L’abbiamo chiesto al Professore Alberto Basciani, Direttore Centro di Ricerca Interdipartimentale sull'Europa Centro-orientale, la Russia e l'Eurasia (CRIERE) - Università di Roma Tre. 

Professore, Putin più volte prima dell’invasione dell’Ucraina ha descritto il crollo dell'Unione Sovietica come il grande disastro geopolitico del XXI secolo. Non ha mai creduto nell’indipendenza delle nazioni orbitanti attorno alla Russia, ma ha intravisto nel cammino di queste verso l’indipendentismo solo ed esclusivamente una debolezza dello stato russo stesso. Dovevamo aspettarci questo epilogo? Ma soprattutto ci sono a suo avviso motivi concreti per credere che questo atto di guerra sia stato lungamente premeditato e rappresenti solo un tassello di un antico e sempre attuale progetto imperialista?

Dall'inizio del 2014, cioè con l’avvio delle operazioni che hanno portato all’occupazione della Crimea e poi all’appoggio delle istanze dei separatisti filorussi del Donbass  la pressione russa sull’Ucraina non ha fatto altro che aumentare, né è valso a molto l’elezione a presidente di Volodomyr Zalen’skjy che rispetto al predecessore Porošenko ha mostrato posizioni meno radicali attirandosi anche non poche critiche da parte dei settori più nazionalisti della società ucraina. I fatti ci dicono che la guerra scatenata qualche giorno fa è il risultato di una pressione politica e militare costante volta a ricondurre entro la sfera d'influenza russa tanto il Caucaso che le ex repubbliche sovietiche slave. Mi pare indicativo che fino alle elezioni presidenziali del 2020 e alle grandi manifestazioni di massa anche il Presidente biuelorusso Lukašenko avesse tentato di allentare la morsa russa riconquistando degli spazi di autonomia ai quali ha dovuto rinunciare perché l’aiuto russo era diventato fondamentale per restare in sella. 

In conclusione si può dire che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio progetto neoimperiale russo con una duplice valenza di politica interna e internazionale. 

Stalin credeva che sostenere il potere vuol dire lavorare ad una sua costante espansione. E’ questo il filo rosso che attraversa anche Putin?

In realtà la ricerca di una continua espansione territoriale è una caratteristica costante degli imperi militari. Nel caso della Russia di Putin esiste un progetto neoimperiale che forse più ancora che alla vecchia Urss fa riferimento in molti aspetti all’impero zarista, che, non dimentichiamo, fu uno stato che della costante espansione militare e territoriale verso Occidente e verso Oriente fece una delle ragioni della sua forza affermazione politica. 

La Russia di Putin, che ha sostanzialmente mancato l’obiettivo di una radicale modernizzazione delle sue strutture economiche e sociali, resta una potenza la cui forza deriva: dall’esportazione delle materie prime con un’economia incapace di competere con quella cinese e con quelle occidentali; con un grado di sviluppo civile e infrastrutturale inferiore a quello di un qualsiasi Paese dell’UE; che ha trovato nella politica di potenza, dispiegata su diversi scacchieri: Caucaso, Africa e ora Europa, una sorta di identità nazional-imperiale che legittima in primo luogo la classe dirigente al potere e in primis il presidente Putin.  

Nel 1994 con i Memorandum di Budapest la Russia si è impegnata a rispettare l'integrità territoriale dell'Ucraina in cambio della rinuncia dell'Ucraina all'intero arsenale nucleare. Evidentemente una parte non ha mantenuto la parola. Cosa rappresenta l’Ucraina nel grande progetto di Putin?

Nel progetto di Putin l’Ucraina ha un posto di grande importanza non solo per gli arcinoti e fin troppo sbandierati (spesso distorti) legami storici, culturali con la Russia ma ancora di più perchè a mio parere l’Ucraina stava imboccando un percorso di trasformazione che l’avrebbe inevitabilmente allontanata dall’orbita del Cremlino. Le fake news propagate da Mosca e dai suoi agit-prop occidentali sul golpe di fine 2013 e le sbandierate ingerenze della CIA sul cosiddetto movimento di Piazza Maidan, erano la reazione alla paura nei confronti del consolidamento in Ucraina di una società civile attiva, partecipe che pur non volendo rinnegare i legami culturali e storici  con la Russia ambiva (e ambisce) a una reale trasformazione del Paese in senso occidentale e democratico. L’Ucraina è un Paese che già prima della guerra aveva enormi problemi economici, sociali, di trasparenza, corruzione ecc. però era una società in trasformazione effervescente, con una stampa libera, con sempre maggiori legami con l'Occidente, in cui si era riusciti ad affermare il  principio dell’alternanza pacifica al potere ecc. Da questo punto di vista e proprio in considerazione dei legami anche familiari con la Russia, l’Ucraina rappresentava per il regime dittatoriale di Putin un esempio negativo da schiacciare e da ricondurre all’ovile. 

L’aggressione del 2014 con l'amputazione della Crimea e il sostegno ai separatisti del Donbass sono stati l’inizio di una lunga manovra di accerchiamento.  

Il ritiro delle truppe statunitensi dall'Afghanistan può in un certo qual modo aver dato l’impressione di una ritirata e una conseguente propensione dell’Occidente a fare concessioni, anche sull’Ucraina? 

Nell’ideologia putiniana si cerca di affermare il concetto della decadenza dell’Occidente e della sua “mollezza”. La propaganda russa ha sempre cercato di offrire l’immagine di Putin uomo fisicamente forte, religioso, rispettoso delle tradizioni, difensore dei valori autentici della civiltà russa. Sono stati molto abili anche nella capacità di mascherare le tare di una società piegata da una crisi demografica spaventosa riflesso di enormi ingiustizie sociali, povertà, mancanza di prospettive ecc. In questo contesto forse Putin e i suoi strateghi hanno creduto troppo alla volontà degli USA di disimpegnarsi sempre di più da molti scenari mondiali, così come hanno dato troppo credito a un’immagine dell’Europa debole e spaventata. Indubbiamente elementi non inventati. Tuttavia proprio la minaccia così contundente all’indipendenza ucraina ha aperto gli occhi alla società occidentale su quanto l'aggressività del regime russo rappresenti un pericolo al modello sociale, politico finanche economico rappresentato dall’Occidente. È interessante notare che l’aggressività russa ha scosso profondamente anche Paesi che certo non possono definirsi guerrafondai come gli Stati scandinavi. In Finlandia il parlamento di Helsinki è pronto a discutere dell'adesione del Paese alla Nato.     

Quanto è preoccupante e determinante nella creazione di un nuovo ordine mondiale la vicinanza tra il presidente cinese Xi Jinping e Putin? Nonostante sembri una questione sotto la cenere fino anche punto a Pechino conviene la hybris putiniana? Crede che la Cina fosse realmente a conoscenza del progetto di Putin, anche considerando che in Ucraina ha un mercato?

Non credo che a Pechino conoscessero fino in fondo i piani di Putin. Tutto sommato da questa situazione la Cina ha tutto da guadagnare anche perché al di là dei proclami e della sbandierata amicizia, da anni la Russia è stretta da una costante offensiva economica di Pechino che sta silenziosamente colonizzando gli enormi spazi della Russia asiatica. 

Più passano le ore e più Putin appare solo. I malumori interni sono molteplici e stratificati e anche il fastidio di alcuni dei suoi più fedeli accoliti come il Presidente ceco Miloš Zeman e il Primo ministro ungherese Viktor Orbán. Questo segnale getta un’ombra forte su Putin e la sua credibilità. Potrebbe essere spingere i russi ad un cessare il fuoco? Secondo lei come andrà a finire?

Come andrà a finire non lo so. So che le minacce e poi la guerra hanno riportato in vita in Europa orientale i fantasmi dell’imperialismo e dell’aggressività russa. Tutti questi paesi - compresi quelli che definiamo antiliberali -  hanno sperimentato la forza brutale dell’espansionismo russo sia nella versione zarista-imperiale che in quella comunista e tutti (anche quelli che si proclamano amici) vogliono una Russia che stia il più lontano possibile dalle proprie frontiere né sono minimamente interessati al modello economico putiniano. So un'altra cosa. Se c’erano dubbi sull’esistenza di una naziona e di un popolo ucraini l’aggressione russa e la resistenza dell’Ucraina li hanno fugati per sempre davanti agli occhi di tutto il mondo. 

Questa partita Putin l’ha già persa. Allo stesso tempo questa settimana di guerra ha mostrato ad amici e nemici le enormi tare del sistema Paese russo ben riflesse dalle difficoltà di un esercito con i tank fermi senza benzina e con i volti spaventati dei soldati di leva portati a combattere una guerra assurda e criminale.   

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