Siccità e inondazioni. Le città alla prova del climate change

Intervista a Francesco Causone, 9 dicembre 2021

Londra, Mumbai, Amsterdam, Città del Messico a Venezia sono solo alcune delle città che guardano con preoccupazione agli effetti della crisi climatica. Temi come il riscaldamento globale e l’innalzamento delle acque oggi sono diventati centrali nelle politiche europee, nazionali e locali. Il tema come è facile immaginare include anche un set di effetti economici significativi. Tempeste, inondazioni e siccità prolungate possono essere devastanti sia fisicamente sia dal punto di vista della tenuta economica di un'area, di un comune e di un paese. Il climate change é si un fenomeno globale, ma a livello locale può manifestarsi con effetti differenti, talvolta in contrasto tra loro. Generalmente le aree costiere appaiono più esposte del 90% rispetto alle aree urbane poiché su di esse si palesano in maggior misura le conseguenze del sollevamento del livello degli oceani e della crescente violenza degli uragani. Da qui un aumento importante dell'inurbamento delle grandi città. Si stima che entro il 2050 due terzi della popolazione mondiale vivranno in città, ma attenzione, non senza importanti conseguenze. Ne abbiamo parlato in questa intervista con il Professor Francesco Causone del Dipartimento Energia del Politecnico di Milano, esperto ambientale e curatore di diversi progetti carbon-neutral. 

 Professore prolungate siccità ed inondazioni sembrano ormai accompagnare numerose aree del mondo. Quali sono le differenze di ricezione del problema tra aree urbane e aree rurali?

Le aree urbane sono densamente abitate, caratterizzate da meno infrastrutture verdi e blu, ovvero parchi e specchi d’acqua, e da una maggiore impermeabilizzazione del suolo attraverso materiali che assorbono molta energia solare e la riemettono sotto forma di calore nell’aria. Le aree rurali hanno, tipicamente, una pressione antropica minore, per cui infrastrutture fognarie e viarie meno sovraccariche e più aree verdi. La conseguenza di questo è che le ondate di calore estive danno luogo a temperature mediamente più alte in città, con pochi spazi esterni di compensazione per gli abitanti. Le forti piogge possono invece creare pressioni significative sul sistema fognario e viario urbano già molto stressato, dando luogo ad inondazioni nelle aree più critiche.

Questo però non è sempre valido, perché anche le aree rurali possono essere molto vulnerabili ad eventi atmosferici estremi a causa dell’abbandono e della mancata manutenzione degli ambienti naturali. Nelle aree di montagna in fase di spopolamento, sono, infatti, tipici i fenomeni alluvionali o franosi con conseguenze pesanti per i residenti, anche perché le capacità economiche di risposta di piccole comunità possono essere nettamente limitate rispetto a quelle di una città. 

Il tema è quindi complesso ma si concentra su due aspetti comuni, ovvero la necessità di aree naturali in grado di contenere gli effetti negativi di temperature estreme e di piogge torrenziali e la loro adeguata e costante manutenzione.

Quali sono i rischi principali che corrono le aree densamente popolate come le città?

Come già detto le città sono entità molto fragili, ove la pressione antropica, unita ai fenomeni locali di cambiamento climatico, può mettere in seria difficoltà la vita dei residenti. Tra i fenomeni negativi più ricorrenti vi sono i prolungati periodi estivi con temperature estreme, esacerbati dall’effetto isola di calore, in grado di rendere difficile per le persone fragili l’uso degli spazi esterni. Fenomeni di forte siccità seguiti da piogge torrenziali possono mettere in crisi i sistemi fognari ed entrambi questi fenomeni, per ragioni differenti, possono essere all’origine di blackout del sistema elettrico, più o meno prolungati, con conseguenze a cascata facilmente immaginabili.

L’inquinamento dell’aria è poi un tema estremamente importante nelle città. Esso è principalmente causato dalle emissioni dovute ai sistemi di climatizzazione degli edifici e dai mezzi di trasporto, ma può essere aggravato dai fenomeni di cambiamento climatico in corso. La riduzione delle emissioni locali attraverso l’elettrificazione degli usi finali, può in parte aiutare a risolvere questo problema, ma in molte aree, come ad esempio la pianura padana, il fenomeno della qualità dell’aria non è semplicemente un tema cittadino, bensì d’area vasta e quindi deve essere affrontato con politiche energetiche e ambientali regionali e sovra-regionali.

Le città hanno strumenti per prevenire gli effetti del cambiamento climatico? Quali dovrebbero essere le parole chiave per il futuro?

Le città ed i cittadini possiedono degli strumenti, che sono le politiche locali e il cambiamento dei propri comportamenti per limitare le emissioni climalteranti ed inquinanti e contenere gli effetti del cambiamento climatico. È necessario anzitutto ridurre i consumi e quindi le emissioni, dovuti a riscaldamento, raffrescamento ed altri usi domestici e lavorativi. Le autorità locali possono agire promuovendo interventi di riqualificazione degli edifici ed i cittadini adattando i loro comportamenti per ridurre la propria impronta ambientale, anche attraverso la costituzione di comunità di energia rinnovabile. Possono poi essere promossi sistemi di illuminazione urbana ad alta efficienza, sistemi di trasporto pubblico alimentati da energia prodotta da fonte rinnovabile con frequenza adeguata alle reali necessità di trasporto. Possono, inoltre, essere massimizzate ed ottimizzate le reti di mobilità ciclabile e leggera. Le città possono promuovere politiche di riduzione del suolo e creazione di parchi ed aree verdi. Tutte queste azioni, ed altre, necessitano però di investimenti ingenti e coordinamento a scala regionale e nazionale, anche con enti e associazioni private. Un esempio molto chiaro è quello dei trasporti. In assenza di una politica nazionale e regionale di decarbonizzazione dei trasporti, le azioni messe in atto dalle singole città non possono che avere effetti limitati.

 

E l’uso di tecnologie può aiutare negli spazi pubblici e privati la qualità della vita? 

La tecnologia è un mezzo, può sicuramente aiutare, ma non può e non deve essere concepita come uno strumento magico in grado di risolvere i problemi senza un reale impegno ad identificare ed eradicare le cause di questi.

Così come una medicina può essere utile a curare il sintomo di una malattia, le varie tecnologie oggi disponibili possono aiutarci a limitare i gli effetti locali del cambiamento climatico. Tuttavia, se si vuole curare definitivamente la malattia, occorre individuare l’origine del problema e, possibilmente, eliminarla.

Concretamente quali sono le 5 azioni fondamentali che dovremmo svolgere come privati cittadini per combattere il climate change?

Premesso che l’azione dei singoli cittadini non può risolvere il problema che ha origini molto complesse e di scala sovranazionale, è tuttavia vero che le azioni dei singoli possono contribuire, specialmente se messe in pratica in maniera coordinata e in termini di comunità.

L’azione più importante è quindi prendere consapevolezza del problema ed agire in modo informato, mettendo pressione sui decisori politici locali e nazionali, affinché attuino politiche ambientali adeguate alla gestione della crisi climatica. Un’altra azione importante e legata alla precedente, è quella di realizzare comunità locali ambientalmente ed energeticamente responsabili. La pressione di gruppi coordinati di cittadini può infatti essere molto più efficace su autorità ed enti locali, di azioni singole non coordinate.

Seguono poi le azioni più comuni che possiamo mettere in atto ogni giorno, come ridurre gli sprechi, da quelli alimentari a quelli idrici ed energetici, attuare uno stile di vita sano limitando il consumo di carni (specialmente rosse) e l’uso di mezzi trasporto alimentati da fonti fossili. È importante scegliere sempre la soluzione tecnologica a minor impatto, rispetto alle nostre reali esigenze di trasporto: camminare, utilizzare una bicicletta, utilizzare un mezzo di trasporto meccanico leggero, utilizzare un mezzo di trasporto pubblico e solo in ultima istanza utilizzare mezzi di trasporto privati, specialmente se alimentati da motori a combustione.

La cosa è più semplice di quel sembri, basta prendere ogni scelta come se avessimo pochissime risorse economiche.

Questa regola è stata usata per secoli da milioni di persone fino agli inizi del ‘900 ed ancora oggi, molti milioni di persone devono adeguarsi ad essa senza avere alternative. Noi, fortunatamente, possiamo scegliere, ma sappiamo che con pochi soldi si consuma meno e quindi si emette meno. Adeguarsi a questa semplice regola, sarebbe un buon inizio.