Contributi di: Marino Freschi, germanista e Professore emerito all’Università Roma e Brunello Mantelli, storico contemporaneista e Professore associato di Storia contemporanea e dell’Europa presso l’Università di Torino. Articolo a cura di Antonella Vitelli
Che cosa racconta davvero il voto in Sassonia-Anhalt? È un caso locale, figlio delle specificità dell’ex Germania Est, oppure il segnale di una frattura più profonda che riguarda l’intera Germania e, forse, conviene chiederselo, anche l’Europa?
Il risultato che ha portato Alternative für Deutschland al 43,8% dei voti e a 39 seggi su 83, a tre seggi dalla maggioranza assoluta, continua a far discutere. La Bundeszentrale für politische Bildung ricostruisce proprio questa evoluzione: formazione eurocritica e liberal-conservatrice all’origine, poi crescente radicalizzazione verso destra, soprattutto dal 2014-2015 fino a diventare una delle principali forze della destra radicale tedesca. Il voto impone quindi di andare oltre i titoli internazionali e di interrogarsi sui fattori storici, sociali e politici che hanno reso possibile una crescita così forte.

Per leggere questo passaggio da prospettive diverse abbiamo raccolto le riflessioni di due studiosi: Marino Freschi, germanista e professore emerito all’Università Roma Tre, che riconduce il caso Sassonia-Anhalt alle sue radici storiche, religiose e identitarie; e Brunello Mantelli, storico contemporaneista, dottore di ricerca in Crisi e trasformazione della società europea e professore associato di Storia contemporanea e dell’Europa presso l’Università di Torino, che allarga lo sguardo alla crisi della rappresentanza politica e al quadro europeo.
Professor Freschi, come vede questo risultato dell'Alternative für Deutschland?
Innanzitutto noto che si tende a confondere la Sassonia con la Sassonia-Anhalt, ed è un errore grave. La Sassonia, con capitale Dresda, è come dire la Lombardia; la Sassonia-Anhalt è un piccolo Land di 2 milioni di abitanti, come dire Umbria, Molise. Resta comunque importante dal punto di vista simbolico, ma nel Bundesrat, il Consiglio dei Länder, dispone di 4 voti su 69 e nel Bundestag ha un peso demografico e parlamentare relativamente limitato.
Nei reportage di queste settimane emerge spesso il tema dell’identità “orientale” di questi territori. Quanto pesa davvero nella lettura a posteriori del risultato elettorale?
Nei video circolati in queste settimane si è vista un'accentuazione dell'identità della Germania orientale, un tempo comunista, stalinista, non va dimenticato che proprio in quell'area anche Putin era ufficiale dei servizi segreti.
Chiaramente, questa "identità orientale" è decisiva e spiega il risentimento di quelle terre nei confronti del ricco Occidente: un po' come la questione meridionale in Italia.
In Germania il risentimento è ancora più marcato. Il problema dell'immigrazione, molto accentuato dall'AfD in campagna elettorale, è in realtà marginale per questa regione: gli immigrati presenti sono pochi, e in maggioranza rumeni, ucraini e polacchi, che godono peraltro della simpatia dei tedeschi, soprattutto in Germania orientale non c'è una comunità paragonabile, per dimensione, a quella turca in Germania occidentale.
Si tratta di un fenomeno simbolico che può tradursi in qualcosa di più grande, ma per ora è davvero simbolico.

Sappiamo che la Sassonia-Anhalt è la terra di Wittenberg, di Lutero e della Riforma. Quanto è ancora viva oggi questa eredità culturale e religiosa? E può aiutarci a capire qualcosa anche del voto?
Si, come ricorda, la Sassonia-Anhalt è una regione storica di grande importanza, cuore religioso del luteranesimo: qui si trova Wittenberg, la città di Martin Lutero. Eppure i dati statistici mostrano che i luterani praticanti non superano il 20%, mentre oltre l'80% dichiara di non appartenere ad alcuna confessione, in Germania questo dato emerge dai dal Censimento e dai registri.
Secondo il Censimento 2022, il 10,8% della popolazione della Sassonia-Anhalt risultava appartenere alla Chiesa evangelica e il 3% a quella cattolica; l’86,2% risultava senza appartenenza alle due principali confessioni cristiane o appartenente ad altre comunità religiose.
Altra questione che non possiamo sottovalutare, qui sorgeva Bitterfeld-Wolfen, la capitale della chimica della Germania orientale, uno dei simboli più drammatici dell’inquinamento industriale della Germania orientale. Oggi è stata bonificata, ma quegli stabilimenti non sono stati sostituiti da nulla, e molti giovani hanno preso la via della Germania occidentale, tanto che la Sassonia-Anhalt è oggi il Land tedesco con la popolazione mediamente più anziana.
Nel 2024 aveva un’età media di 48,3 anni, la più elevata tra i Länder tedeschi.

E il candidato dell'AfD, Ulrich Siegmund? Che ruolo ha avuto nella sua comunicazione?
Il candidato alla guida del Land è un comunicatore molto efficace, si muove ad esempio in moto, un modello prodotto in Germania orientale, e tutto questo rientra nella sua strategia comunicativa. In una manifestazione ha fatto suonare l'inno nazionale della DDR. Come se un partito dell'estrema destra italiana intonasse Bandiera Rossa.
Resta ora il nodo delle alleanze: manca un solo seggio all'AfD per arrivare al 51%, e nei prossimi giorni si vedrà se si formerà un'alleanza anti-AfD, o se qualche transfuga cristiano-democratico fornirà i voti mancanti.
Ripeto: a livello simbolico è importantissimo, a livello politico locale un po' meno.

Anche per Brunello Mantelli, il successo dell'AfD in un piccolo Land della Germania orientale pone una serie di problemi che vanno oltre il singolo voto. Il primo riguarda il fatto che i Land che facevano parte della DDR hanno un problema di rappresentanza legato a un partito "di raccolta": l'AfD, nata come formazione anti-euro, ha poi assorbito altre istanze nazionaliste e conservatrici, configurandosi come partito di raccolta e di rappresentanza dei Land ex DDR, che restano i più poveri della Germania federale. Un partito che gioca, spiega Mantelli, sulla povertà materiale, sulla frustrazione, e che ingigantisce la paura degli immigrati, paradossalmente poco presenti in questi territori.
Mantelli si parla spesso di influenze russe dietro la crescita delle destre radicali. Cosa ne pensa?
Certo è che il quadro internazionale sta favorendo una spinta verso destra: esiste quella che gli inglesi chiamano una "agency", una forza che spinge le componenti radicali di destra. Oggi sappiamo che diverse forze della destra radicale europea hanno mantenuto posizioni favorevoli a un riavvicinamento con Mosca. Esistono inoltre rapporti politici e convergenze significative tra AfD e Mosca, mentre le autorità europee hanno più volte segnalato operazioni russe di influenza e guerra ibrida.
Altra questione, quella dei partiti tradizionali, ormai privi di prospettive da offrire.
Siamo usciti, osserva Mantelli, da una fase in cui era pensabile che i giovani avessero una sorte migliore dei genitori, ed entrati in una fase segnata dalla guerra in territorio europeo, una guerra ai confini che impone cambiamenti profondi. È, guarda caso, una società attraversata dalla paura del futuro è terreno ideale per la propaganda populista.
Paradossalmente, nota Mantelli, il successo della destra potrebbe portare ad accettare Die Linke come partito pienamente democratico agli occhi dell'opinione pubblica.
Un quasi 44% sembra, anche a freddo, un numero enorme.
Lo è, tenuto conto che in tutti i principali paesi europei nessun partito supera oggi il 30% dei consensi, Italia compresa, i più grandi si attestano tra il 20 e il 30%, i più piccoli tra il 5 e il 10%. Un dato generale che invita alla riflessione. A questo si aggiunge l'alta partecipazione al voto: quando gli astensionisti tornano alle urne, tendono a votare a destra, sfatando il mito di matrice pannelliana secondo cui l'astensione sarebbe prevalentemente di critica da sinistra.

Ma è davvero inedito, per l'Europa, un governo di estrema destra come quello che potrebbe nascere in Sassonia-Anhalt?
Ecco, diciamo che qualora l'AfD dovesse arrivare a guidare la Sassonia-Anhalt, non si tratterebbe del primo caso in Europa di un governo di destra radicale. Il primo paese governato da un'aggregazione neofascista è l'Italia, erede diretta del Movimento Sociale Italiano. Pur muovendosi Giorgia Meloni in un'area di cultura democristiano-conservatrice, su posizioni filo-ucraine ed europeiste, resta comunque a capo di un partito che porta nel proprio simbolo la fiamma tricolore, eredità diretta del MSI. Perchè scusi l'AfD è tanto diversa da Fratelli d'Italia?