The day after. Come sarà il turismo nel post pandemia?

Intervista a Karin Venneri | Antonella Vitelli

Il turismo globale come sappiamo è stato uno dei settori più colpiti dalla pandemia. La ripresa sarà lenta e dipenderà soprattutto da come i singoli paesi saranno capaci di reinventare i propri settori turistici. 

La Grecia ad esempio ha allentato già le restrizioni superando la maggior parte dei vicini europei, anche se più di tre quarti dei greci sono ancora non vaccinati. Una scommessa necessaria per un paese nel quale il settore conta un quarto della forza lavoro e più del 20% del prodotto interno lordo.  Ad oggi anche Croazia e Cipro hanno già aperto ai turisti vaccinati e Covid- negativi, sulla stessa linea anche Islanda, Montenegro e Serbia. Sicuramente il turismo interno si riprenderà più rapidamente, ma si dovrà aspettare il 2023 per arrivare ai livelli pre-pandemia, come evidenzia questo grafico della McKinsey Institute. 

Quali saranno le sfide che dovranno affrontare gli operatori turistici e come cambierà questo settore dopo lo shock pandemico? L’abbiamo chisto a Karin Vanneri, Presidente Associazione Startup Turismo

Karin com’è cambiato il modo di fare turismo nel corso degli anni?

Il mondo del turismo è cambiato moltissimo. L'elemento di rottura sicuramente è stato prima l'arrivo delle OTA (Online Travel Agency) che hanno iniziato un processo di disintermediazione di alcuni attori della filiera come tour operator e agenzie di viaggio. A seguire arrivò Airbnb creando una nuova offerta di accoglienza ovvero quella delle case vacanze. Anche le abitudine di consumo del viaggiatore sono cambiate; il viaggio è diventato quasi un bisogno primario, e la pandemia lo ha dimostrato! Ed in quanto bisogno primario, sono aumentate la frequenza e le motivazioni di viaggio orientato più ad un bisogno che ad una destinazione  specifica.

Oggi, siamo all'ultimo stadio del processo di disintermediazione ovvero le stesse OTA intravedono il problema di essere disintermediate andando direttamente a prenotare la soluzione ricercata sul sito dell'hotel. A rallentare questo fenomeno  in Italia è  problema della bassa  digitalizzazione degli operatori che fanno ancora fatica ad intercettare i flussi online.

Aggiungo che mentre il mercato evolve in questa direzione la nostra regolamentazione è obsoleta e incapace di normare e governare le nuove dinamiche del settore con un effetto di alti processi burocratizzazione e sommerso. C'è ancora molto da fare, e da questo punto di vista il Covid è sicuramente un'occasione per accelerare il cambiamento.

Come sarà questa estate? E quanto dovremo aspettare per i viaggi all’estero?

Quest'estate sarà un po' meglio della scorsa, semplice ma vero. Ci sarà un incremento del turismo straniero sulla base delle singole logiche di passaporto Covid free dei vari paesi e saremo sostanzialmente sostenuti dal turismo domestico a danno ancora delle principali città d'arte che sono davvero in ginocchio. 

Quali saranno le grandi sfide e i cambiamenti che gli operatori turistici dovranno affrontare nella gestione post-pandemica?

Sicuramente la pandemia ha sottolineato due grandi aspetti: la scarsa digitalizzazione degli operatori italiani e una regolamentazione obsoleta. Quindi mi aspetto che su entrambi i punti ci sarà un'accelerazione verso un rinnovamento di competenze e normative. Il viaggiatore sarà più attento ad aspetti legati alla sicurezza, tanto da confermarlo come driver di scelta della soluzione di viaggio e farà fatica a tornare a dinamiche di prezzo rigide: la flessibilità di prenotazione che oggi tutti gli operatori stanno offrendo diventerà scontata per il consumatore. Il mercato delle case vacanze ha superato lo scetticismo iniziale e sarà posizionato nella lista delle opzioni di viaggio con la stessa dignità dell'hotel. Questo fenomeno va anche a vantaggio dello sviluppo dei piccoli borghi e delle seconde destinazioni, su cui la pandemia ha acceso un riflettore e di cui l'Italia è ricca,  e che può contare sull'offerta delle seconde case per avviarsi come destinazione turistica.

Ultimo ma non ultimo, la pandemia ci ha insegnato, come operatori del settore,  a ragionare oltre la stagionalità e sviluppare temi di risk management e pianificazione finanziaria di lungo periodo e ha avvicinato il mondo dell'industria alle startup che sono un modello di agilità e risposta veloce al cambiamento, spero che se ne faccia tesoro per il futuro.

In cosa consiste Startup turismo e quali sono gli obiettivi che vi siete fissati per i prossimi anni?

Associazione Startup Turismo, detta anche AST, è cominciata con un gruppo di giovani imprenditori nel 2013 che si ritrovano per confrontarsi sulle rispettive imprese imprenditoriali nel settore e oggi siamo 130 startup. Abbiamo un osservatorio interno e collaboriamo con il Politecnico di Milano - Osservatori digitali per monitorare misurare trend e numeri delle startup del turismo e questo è stato un passo importante anche per accreditarci con le istituzioni come il soggetto in Italia che si occupa di startup del turismo. 

AST supporta a 360 gradi i propri associati principalmente mediante  calendario denso di eventi di network sia tra associati che di incontro con operatori del settore e istituzioni. Non ultimo, l'evento 0 organizzato con il network de La Carica delle 101, chiamato Outsiders'INN e pensato appunto,  per mettere a disposizione degli imprenditori, professioniste con esperienze trasversali nei vari settori,  per discutere insieme una criticità della startup con un sguardo nuovo e competente. E' andato così bene che ormai è diventato quasi un format a disposizione per la community delle startup. AST si impegna moltissimo anche per favorire la cultura dell’imprenditorialità a partire negli istituti tecnici del turismo e nelle università con workshop dedicati all'innovazione nel settore.

Il nostro obiettivo nei prossimi anni è consolidare il nostro posizionamento, probabilmente lavorando per la costruzione di un acceleratore su scala nazionale verticale sul turismo e grande assente nel panorama italiano; non ultimo sarà nostro obiettivo lavorare per attivare collaborazione  con operatori, startup e investitori internazionali ad oggi lontani dal nostro ecosistema.