Il corpo come luogo da abitare: il sound healing di Hatisuara

Il corpo come luogo da abitare: il sound healing di Hatisuara

Viviamo circondati da notifiche, voci, traffico e stimoli continui. Ma il rumore più difficile da spegnere, spesso, è quello che portiamo dentro. Con Luca Saini di Hatisuara Sound esploriamo il Sound Healing e una domanda sempre più attuale: che cosa accade quando smettiamo, almeno per un momento, di fare?

C’è un rumore che si misura in decibel. Quello delle città, del traffico, dei cantieri, degli ambienti affollati. E poi ce n’è un altro, meno visibile ma altrettanto pervasivo: il flusso ininterrotto delle notifiche, la reperibilità permanente, le conversazioni sovrapposte, la sensazione di dover rispondere sempre e subito.

A questo si aggiunge il rumore interiore: pensieri che anticipano il futuro, impegni da ricordare, decisioni da prendere, obiettivi da raggiungere.

La nostra quotidianità sembra aver trasformato l’attenzione in un territorio costantemente conteso. Siamo connessi quasi senza interruzione, ma non necessariamente più presenti.

È da questa contraddizione che prende forma la conversazione con Luca Saini di Hatisuara Sound, ospite del podcast Equilibrio Naturale. Insieme a Mariacristina Busso, Saini porta avanti da oltre un decennio una ricerca sul suono che attraversa pratiche artistiche, dimensioni rituali, tradizioni contemplative e interesse per le conoscenze contemporanee sul sistema nervoso.

Il suono, oltre la promessa del benessere

Negli ultimi anni il Sound Healing è entrato nel lessico del benessere contemporaneo. Campane tibetane, gong, strumenti armonici e bagni sonori sono comparsi nei festival, nei retreat, nei centri olistici e persino nei programmi dedicati alla gestione dello stress.

Il rischio, come spesso accade quando una pratica diventa popolare, è che venga raccontata attraverso promesse eccessive o formule semplificate.

Saini sceglie un’altra strada.

«Non accade qualcosa di magico, accade qualcosa di profondamente naturale.»

È forse questa una delle affermazioni più interessanti emerse nel dialogo. Per Hatisuara, l’esperienza sonora non richiede necessariamente un’adesione ideologica né la promessa di effetti straordinari. Il punto di partenza è piuttosto la possibilità di creare un contesto nel quale una persona possa modificare temporaneamente il proprio rapporto con gli stimoli, l’attenzione e la percezione di sé.

Nel racconto di Saini entrano in gioco tradizioni antiche, esperienza maturata sul campo e concetti contemporanei come entrainment, battiti binaurali e relazione tra respiro e ritmo cardiaco. Un terreno di incontro interessante, purché — ed è un punto che durante l’intervista emerge con chiarezza — spiritualità e scienza non vengano confuse né utilizzate l’una per legittimare impropriamente l’altra.

Hatisuara, il “suono dal cuore”

Il nome stesso del progetto contiene una dichiarazione d’intenti. Hati richiama in indonesiano il cuore e l’attenzione, suara il suono.

Ma l’idea di “suono dal cuore” non coincide con una formula romantica. Rimanda piuttosto alla qualità della relazione che si crea tra chi suona e chi ascolta.

«Il suono, prima ancora di essere una tecnica, è una forma di trasmissione di presenza.»

È una frase che sposta il discorso. In un’epoca in cui anche il benessere rischia di diventare performance — meditare meglio, respirare meglio, dormire meglio, ottimizzare ogni parametro del corpo — Hatisuara propone un’esperienza che, almeno nelle intenzioni, non chiede di raggiungere un risultato.

E proprio qui il Sound Healing incontra una questione profondamente contemporanea: la difficoltà di stare in uno spazio senza trasformarlo immediatamente in un compito.

Non una pratica, ma linguaggi diversi

Il progetto Hatisuara non si esaurisce nei bagni sonori. Comprende Ecstatic Dance, OM Circle Meditation, Cacao Ceremony, Forest Therapy e percorsi immersivi nella natura.

A prima vista possono sembrare esperienze molto lontane. In realtà condividono un interrogativo: attraverso quali linguaggi riusciamo ancora a entrare in relazione con noi stessi?

Per qualcuno può essere il suono. Per altri la voce, il movimento, la dimensione collettiva o l’esperienza di un ambiente naturale.

L’Ecstatic Dance lavora sul corpo e sulla possibilità di muoversi fuori da una coreografia prestabilita. L’OM Circle Meditation utilizza la voce condivisa. La Forest Therapy rimette al centro la relazione sensoriale con l’ambiente. La Cacao Ceremony, nella pratica proposta da Hatisuara, si colloca invece in uno spazio rituale orientato alla dimensione emotiva.

Più che offrire una ricetta universale, il progetto sembra suggerire una pluralità di accessi. E forse è proprio questo uno dei suoi aspetti più attuali: riconoscere che non tutti troviamo equilibrio nello stesso modo.

La parola “guarigione” e il confine necessario

C’è però una questione che non può essere elusa. Il termine healing viene comunemente tradotto con “guarigione”, una parola particolarmente delicata quando si entra nel territorio della salute.

Su questo punto Saini prende una posizione netta:

«Utilizziamo la parola guarigione con estrema cautela.»

Hatisuara non sostiene che il Sound Healing possa curare una malattia in senso medico e rifiuta l’idea di sostituire diagnosi o terapie. Preferisce parlare di prendersi cura.

La distinzione è tutt’altro che semantica. Nel vasto mercato contemporaneo del wellness, dove pratiche antiche, neuroscienze, spiritualità e marketing convivono spesso senza confini chiari, dichiarare i limiti di ciò che si propone è una questione di responsabilità.

Le esperienze riferite dai partecipanti alle sessioni — racconta Saini — sono soggettive: alcuni parlano di maggiore distensione, altri di un diverso rapporto con il sonno o di una sensazione di leggerezza. Una frase ritorna:

«È come se avessi lasciato andare un peso che non sapevo neanche di portare.»

Non è una prova clinica, né pretende di esserlo. È il racconto di un’esperienza individuale. E forse proprio mantenendo chiara questa distinzione è possibile osservare il fenomeno con maggiore interesse e meno ingenuità. 

Il vero lusso contemporaneo: non dover fare nulla

Tra i passaggi più significativi della conversazione ce n’è uno che supera il tema del Sound Healing e riguarda direttamente il nostro modo di vivere.

Alla domanda su quale esperienza consiglierebbe a una persona stressata, sempre connessa e incapace di fermarsi, Saini indica proprio una sessione sonora. La ragione è semplice: non richiede una preparazione particolare e, soprattutto, non domanda una prestazione.

«Concedersi un’ora in cui l’unica cosa da fare è ricevere può essere un gesto profondamente trasformativo.»

È difficile non leggere questa frase come una piccola provocazione politica e culturale.

Abbiamo costruito un immaginario nel quale il tempo acquista valore soprattutto quando produce qualcosa. Anche il riposo viene spesso giustificato perché ci renderà più efficienti dopo. Persino la cura di sé rischia di entrare nella stessa logica: un’altra attività da programmare, misurare, ottimizzare.

Che cosa succede, allora, quando per un’ora non dobbiamo migliorare nulla?

Forse è qui che il discorso di Hatisuara diventa più interessante. Non nella promessa di una tecnica capace di risolvere il disagio contemporaneo, ma nella possibilità di mettere in discussione il paradigma che ci vuole costantemente attivi, disponibili e performanti.

Tornare ad abitare il corpo

C’è un’immagine, tra quelle emerse nell’intervista, che sembra raccogliere tutte le altre:

«Il corpo smette di essere un mezzo per raggiungere un obiettivo e torna a essere un posto in cui abitare.»

Siamo abituati a chiedere molto al corpo. Che regga i ritmi, che sia efficiente, che appaia in un certo modo, che non rallenti i nostri programmi. Più raramente ci domandiamo che cosa significhi abitarlo.

Forse il Sound Healing, al di là delle definizioni e delle appartenenze, intercetta proprio questo bisogno: trovare esperienze che interrompano temporaneamente il rumore e restituiscano spazio alla percezione.

Non necessariamente per diventare persone migliori.

Non per aggiungere un’altra pratica alla lista.

Ma, almeno per un momento, per ascoltare.

L’intervista completa a Luca Saini di Hatisuara Sound è disponibile nella nuova puntata di Equilibrio Naturale.

Ascolta il podcast: “Sound Healing, il suono dal cuore di Hatisuara”

 

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