Perché il 2025 segna la fine di un vecchio ordine globale

Perché il 2025 segna la fine di un vecchio ordine globale

Selezione della redazione, 2 gennaio 2026

Da Project Syndicate di Yuen Yuen AngL’ordine mondiale dopo il 2025 è un’analisi pubblicata il 31 dicembre 2025 dalla professoressa Yuen Yuen Ang, esperta di economia politica alla Johns Hopkins University.

Secondo Ang, mentre il termine policrisi è utile per descrivere la simultaneità di molteplici shock globali, rischia di non cogliere il quadro completo. Indica gli effetti — ma non spiega le cause profonde né considera la nostra capacità di agire per costruire un futuro diverso.

Dall’esito della Seconda guerra mondiale nacque un ordine internazionale basato su tre elementi chiave: la leadership geopolitica degli Stati Uniti, un sistema produttivo finalizzato alla crescita dei livelli di vita e una globalizzazione volta a integrare mercati e società. Quel modello produsse risultati significativi, tra cui una classe media stabile nei paesi occidentali e una riduzione della povertà in molte aree del mondo.

Col tempo, tuttavia, emersero delle fragilità strutturali. Strutture di potere concentrate nell’Occidente, risposte politiche invasive e scelte economiche che privilegiavano efficienza estrema a scapito di equità e resilienza resero evidente che l’ordine del dopoguerra non era sostenibile all’infinito. Eventi come la crisi finanziaria del 2008 e l’emergere di spinte politiche populiste evidenziarono la crescente insoddisfazione verso le élite e le istituzioni tradizionali.

Nel 2025, queste tensioni si sono manifestate con forza: alleanze consolidate si sono incrinate, i mercati globali hanno dovuto confrontarsi con nuove barriere e il cambiamento climatico ha ampliato le vulnerabilità già presenti. Il concetto di policrisi, pur descrivendo bene la complessità delle sfide, lascia in ombra le responsabilità politiche che hanno contribuito al deterioramento delle strutture globali. Per Ang, il punto non è soltanto constatare la fine di un paradigma, ma riconoscere che stiamo vivendo un’opportunità di trasformazione. La competizione tra Stati Uniti e Cina indica un futuro multipolare, in cui le potenze non dominano unilateralmente ma coesistono in un equilibrio dinamico. Questo può funzionare solo se altri paesi assumono ruoli più attivi nella gestione dei beni pubblici globali e nella cooperazione internazionale.

Anche la tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, può influenzare profondamente la vita sociale ed economica. Se governata in modo equo, può ampliare l’accesso alla conoscenza e ridurre le disuguaglianze. Quanto alla globalizzazione, Ang prevede un’evoluzione verso catene produttive più brevi e resilienti, oltre alla necessità di rafforzare i legami economici regionali.

Il risultato dipenderà in larga misura da come governi e società adotteranno mentalità nuove: capaci di adattarsi, includere e agire con responsabilità morale. Solo così si potrà trasformare un momento di discontinuità in una fase di progresso condiviso, e superare una visione rassegnata della policrisi per abbracciare una prospettiva di rinnovamento globale.

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