La Svizzera ha respinto entrambe le iniziative popolari sottoposte al voto del 30 novembre: quella che proponeva una tassa sulle grandi eredità e quella che chiedeva di estendere il servizio militare obbligatorio alle donne.
Le due votazioni si inseriscono nel quadro della democrazia diretta svizzera, uno dei sistemi più consolidati al mondo, che consente ai cittadini di esprimersi molte volte l’anno su temi economici, sociali e istituzionali. Dal 1874 ad oggi una parte consistente dei referendum facoltativi è stata respinta, a testimonianza di un atteggiamento generalmente prudente verso i cambiamenti profondi.

La prima iniziativa, chiamata “Per una politica climatica sociale”, era stata lanciata dai Giovani Socialisti Svizzeri (Juso). La proposta prevedeva l’introduzione di una tassa sulle eredità superiori ai 50 milioni di franchi, puntando a una forma di redistribuzione legata alla transizione ecologica. Secondo i promotori, solo un numero molto limitato di contribuenti sarebbe stato coinvolto, mentre le entrate avrebbero finanziato progetti ambientali su larga scala. Lo slogan più diffuso della campagna era: “Gli ultra-ricchi ereditano miliardi, noi ereditiamo crisi.” Il dibattito politico è stato acceso. Le forze economiche e il governo federale hanno espresso forti riserve, sostenendo che la misura avrebbe potuto minare l’attrattività fiscale del Paese e scoraggiare l’arrivo di grandi patrimoni. Alla fine, la proposta è stata nettamente bocciata alle urne.

La seconda iniziativa riguardava l’estensione del servizio militare obbligatorio alle donne. A differenza della prima, non proveniva da un partito, ma da un gruppo civico indipendente. Tra le figure più note della campagna c’era Noémie Roten, che aveva svolto servizio militare e vedeva nella proposta un passo avanti verso una piena uguaglianza di generenelle responsabilità civili. Attualmente in Svizzera solo gli uomini sono tenuti alla coscrizione, mentre le donne possono partecipare volontariamente. L’iniziativa chiedeva di rendere entrambi i sessi soggetti allo stesso dovere. Nonostante il dibattito mediatico, nessun grande partito ha sostenuto la proposta, che è stata respinta da oltre l’ottanta per cento degli elettori. Preoccupazioni legate ai costi, alla logistica e alla reale necessità di personale aggiuntivo hanno contribuito al risultato.