Nel corso del 2025, secondo l’economista Yanis Varoufakis, il continente europeo è stato investito da una serie di eventi concatenati che hanno messo in luce la fragilità dell’ordine politico ed economico costruito negli ultimi decenni. L’analisi su Project Syndicate parte dalla constatazione che le principali strutture che avevano sostenuto la stabilità europea si sono incrinate quando messe alla prova da forze esterne e interne sempre più intense.
La prima “scossa” è legata allo sviluppo del conflitto in Ucraina, che ha rivelato i limiti dell’autonomia strategica europea. La guerra ha mostrato la vulnerabilità delle alleanze e la dipendenza di gran parte del continente dal sostegno politico e militare di partner esterni. La capacità dell’Unione Europea di agire in modo coerente e autonomo si è dimostrata insufficiente, alimentando dubbi sulle prospettive di sicurezza e integrazione regionale.
Un secondo fattore di instabilità riguarda la competizione tra grandi potenze a livello globale, in particolare tra Stati Uniti e Cina. La crescente autonomia strategica di Pechino, sia sul piano economico sia su quello tecnologico, ha eroso la posizione europea come ponte tra i principali centri di potere. Tale dinamica ha messo in evidenza l’insufficiente capacità dell’Unione di modellare da sola gli equilibri globali, aggravando la percezione di marginalità geopolitica.
Il terzo shock deriva dalle trasformazioni nelle relazioni commerciali e politiche tra l’Europa e i suoi principali partner. Decisioni negli Stati Uniti legate alle normative commerciali, ai dazi e alle politiche industriali hanno avuto un impatto diretto sulle prospettive di crescita europea. Questo ha sottolineato la vulnerabilità di un continente fortemente integrato nei sistemi produttivi globali ma privo di strumenti robusti per proteggere i propri interessi quando le regole internazionali si muovono in modo disallineato rispetto alle priorità europee. Nel complesso, il combinarsi di queste tre spinte ha lasciato l’Europa in una posizione difficile, segnando un momento di riflessione sulla sua capacità di difendere i propri interessi, di promuovere un progetto di integrazione economica e politica e di mantenere un ruolo significativo nello scacchiere internazionale. L’insuccesso nel consolidare una strategia coerente e unitaria ha acuito le divisioni interne e indebolito la fiducia nelle istituzioni comunitarie.
L’analisi suggerisce che l’Europa deve ripensare profondamente alcune delle sue scelte strutturali. Migliorare l’autonomia strategica significa non solo rafforzare le capacità militari, ma anche costruire una politica estera coerente, sviluppare filiere tecnologiche autonome ed essere più assertiva nel dialogo con gli alleati. Allo stesso tempo, la coesione interna tra Stati membri è fondamentale per affrontare sfide che travalicano i confini nazionali.