Reti Naturali Reti Artificiali Antonella Vitelli - collage editoriale invito

Sotto i nostri piedi, dentro le nostre reti

Dal micelio alla fibra ottica, la mostra «Reti Naturali / Reti Artificiali» a Cusano Mutri ci invita a cambiare scala e a riconoscere le relazioni che attraversano il vivente, la tecnologia e noi stessi.

di Silvia Sardi

A Cusano Mutri il fungo è una presenza familiare. Lo si cerca nei boschi, lo si riconosce, lo si porta in tavola. Ma quello che incontriamo in superficie è soltanto una parte della sua storia. Sotto i nostri piedi, il micelio si estende nel terreno attraverso una trama di filamenti: attraversa la materia organica, incontra le radici, assorbe e scambia sostanze.

È da ciò che abitualmente non vediamo che prende avvio Reti Naturali / Reti Artificiali, la mostra curata da Antonella Vitelli nello Spazio Mostre di Palazzo Comunale. Il legame con il territorio è concreto: l’esposizione accompagna la Sagra dei Funghi e si trova nel cuore del Parco Nazionale del Matese. Il fungo diventa così una porta d’ingresso per osservare qualcosa di più ampio: le forme che assumono le connessioni e il modo in cui le interpretiamo.

Nodi, filamenti, ramificazioni. Davanti a una rete miceliare può venire in mente una mappa di cavi; davanti a una scheda madre, la struttura di un organismo. Sono accostamenti capaci di accendere lo sguardo, purché non vengano scambiati per equivalenze. Un micelio non è Internet e una radice non è una fibra ottica. La domanda interessante nasce proprio dalla loro differenza: che cosa vediamo di nuovo quando mettiamo queste strutture una accanto all’altra?

Il percorso si sviluppa in due sezioni. La prima, dedicata alle reti naturali, segue l’acqua nel suolo, il legno morto che diventa habitat, il micelio e le relazioni tra funghi e alberi. La seconda porta lo sguardo verso le infrastrutture costruite dall’uomo: satelliti, schede madri, fibre ottiche e antenne.

I pannelli accompagnano il passaggio da un lessico all’altro. Rendono accessibili processi spesso invisibili e permettono di osservare quanto la parola rete cambi significato a seconda di ciò che descrive. Una rete può trasportare nutrienti o dati, collegare radici o dispositivi. In ogni caso, per comprenderla bisogna guardare oltre i singoli elementi e chiedersi che cosa accade tra loro.Lungo il percorso, dieci grandi pannelli didascalici in stampa trasparente accompagnano il pubblico parola per parola: Acqua, Legno, Il Micelio, Fungo e Albero, Wood Wide Web sul fronte naturale; Satellite, Scheda Madre, Fibra Ottica, Antenna e Parete Ecosistemica su quello artificiale. Un piccolo glossario visivo, pensato per rendere accessibile a ogni visitatore — dal bambino allo specialista — il filo conduttore della mostra: nutrire, esplorare, comunicare, scambiare, connettere sono gesti che la natura

La mostra prende posizione anche sul modo in cui separiamo natura e tecnica.
Siamo davvero così separati dalla natura come per secoli ci hanno insegnato a credere?, domanda la curatrice nel testo che accompagna il progetto. È una questione che riguarda anche il linguaggio: chiamare il bosco risorsa oppure riconoscervi un insieme di organismi e relazioni cambia il posto che pensiamo di occupare al suo interno.


Le opere trasformano questa riflessione in un’esperienza visiva.

Transfiguratio Nexus Innata, ideata e realizzata da Giulia Petrillo e Giovanna Petrillo, apre il percorso con un intreccio che si addensa fino a diventare un nodo. Fili, radici, cellule, strade e relazioni umane entrano nella stessa trama di immagini. La forma suggerisce che il confine tra naturale e artificiale, osservato da vicino, sia meno netto di quanto appaia nelle nostre categorie.

«L'innata trasfigurazione del legame»: dal latino transfigūrātio (trasformazione) e nexus (connessione), l'opera che apre il percorso indica un mutamento innato e inevitabile nella forma, mentre la natura profonda del legame resta la stessa. Fili di ferro o fibre lignee, nodi neurali o cellule neuronali, interazioni web o relazioni umane, strade asfaltate o radici vegetali: la trama di connessioni si infittisce fino a diventare un unico nodo compatto, in cui natura e artificio si fondono per la prima volta,

Nodo Madre, opera di Giulia Petrillo e Giovanna Petrillo: rami naturali intrecciati con fili di ferro in un unico nodo tra naturale e artificiale

Con Foresta dei Dati, Pasquale Petrillo costruisce un’installazione composta da quaranta rami illuminati. Il passaggio del pubblico attiva la luce: chi visita la mostra interviene nel paesaggio che sta osservando. La rete diventa qualcosa che si percorre e a cui, per un momento, si partecipa.

Un'installazione di quaranta rami illuminati accompagna il visitatore lungo il percorso, come un bosco che si accende al passaggio del pubblico. Ogni ramo è un nodo di informazioni, un punto luminoso in una rete più grande che si estende oltre lo sguardo: come nel sottobosco, dove ogni segnale chimico attiva una risposta lungo il micelio, qui ogni passaggio genera luce, movimento, connessione. Un'esperienza diretta di ciò che la mostra racconta: la rete non si guarda soltanto, si abita.

La Parete Ecosistemica, con i testi di Giovanna Sebastianelli e il collage grafico di Maria Grazia Sabione, riunisce funghi, foglie, api, sezioni di legno e nodi in una composizione che tiene insieme osservazione naturalistica e immaginazione. È una sintesi visiva del percorso: elementi distinti, ciascuno con una propria forma, leggibili anche attraverso le relazioni che li attraversano.

Funghi, foglie, api, sezioni di legno e reti di nodi si intrecciano in un unico organismo visivo, sospeso tra scienza naturale e immaginazione: una piccola mappa del pensiero della mostra, dove tutto è connesso e fa parte della stessa rete vivente.

Tornare a guardare il bosco

La prima bozza di questo articolo seguiva una costellazione di altre ricerche artistiche: dalle scale del microcosmo e del cosmo di Helen Lundeberg alle ragnatele di Tomás Saraceno, fino ai lavori di Ursula Endlicher, Saša Spačal e Heather Barnett sulle connessioni tra organismi, corpi e sistemi digitali. Sono riferimenti che aiutano a capire quanto sia fertile questa domanda nell’arte contemporanea. Qui, però, il suo punto di partenza resta un luogo preciso.

Cusano Mutri offre alla mostra il fungo, il sottobosco e un’esperienza quotidiana del paesaggio. L’allestimento ci chiede di spostare lo sguardo dal corpo fruttifero che raccogliamo alla trama che si estende sotto terra; poi dai filamenti alle infrastrutture che attraversano la nostra vita. 

Antonella, quali relazioni ci sfuggono quando guardiamo soltanto ciò che emerge in superficie?

C’è una differenza radicale tra guardare un bosco come un giacimento di legname e riconoscervi un insieme di relazioni di cui anche noi, con i nostri corpi e le nostre tecnologie, facciamo parte: reti naturali e reti artificiali che, a ben guardare, non sono mai state davvero due. Nei boschi del Parco Nazionale del Matese questa rete di relazioni è ancora leggibile sotto ogni passo: basta solo ritornare a guardarla.

Reti Naturali / Reti Artificiali
a cura di Antonella Vitelli
Spazio Mostre, Palazzo Comunale, Via Fuci 9, Cusano Mutri (BN)
Ingresso libero. Apertura tutti i giorni dalle 18.00 alle 22.00; sabato e domenica anche dalle 10.00 alle 18.00.




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