In compagnia solitaria. Intervista immaginaria a Massimo Troisi

Intervista immaginaria a Massimo Troisi di Gioconda Fappiano, Procida, 17 aprile 2022

Sono venuta a Procida per cercare la Poesia. Di fronte ho il mare pescoso di miti e di sogni come avevo scritto in alcuni versiNella borsa i Cento sonetti d’amore di Pablo Neruda.

In uno dei miei sogni ci siamo dati appuntamento alla spiaggia del Pozzo Vecchio, al tramonto del sole e dell’ultima delle mie illusioni, tradita e venduta come Gesù Cristo per trenta denari. Lo vedo da lontano, seduto sulla sabbia scura con la borsa da portalettere affianco. Avverte la mia presenza e si volta per salutarmi con la mano. Mi invita a raggiungerlo.

Finalmente ce l’hai fatta a scendere dalle tue montagne! Siediti vicino a me.

Massimo Troisi è abbronzato e il corpo smagrito negli abiti de Il Postino sembra fluttuare sulla spiaggia come le onde del mare mentre si alza per abbracciarmi. Sul viso scavato due occhi grandi che mi guardano con uno sguardo buono e amichevole. 

E il viaggio com’è stato? A Procida è la prima volta che vieni? 

Ci sono stata quando ero un’adolescente tanti anni fa. Volevo ritornarci da tanto tempo, poi tu mi hai chiamato ed eccomi qua. Un po’ ammaccata, delusa, ma eccomi qua. 

Non ci pensare. O ssaje comme fa 'o core quann s'è sbagliat!

Saperlo non è che cambi molto le cose. Ma non parliamo di me. Quando mi sei venuto a trovare, per portarmi la lettera che io e te conosciamo, mi hai anche invitato a venire a casa tua. Perché adesso questa è casa tua.

E certo. Nella mia prima vita avevo preso casa nella zona del Faro ed ero diventato procidano d’adozione. Adesso lo sono a tutti gli effetti. Io questa isola l’ho sempre sentita mia, mi ha trasmesso tutte le emozioni che cercavo. Allora sai che ho fatto? Ho chiesto un permesso speciale e, detto fra me e te, ho chiesto pure un aiuto a San Gennaro per avere qui la residenza. E mica è così semplice pure lassù. Ho detto: “In verità ho scoperto che fare il postino è una cosa che mi piace molto e può essere utile. Anche gli angeli hanno diritto ad un po’ di riposo, per anzianità. Provate a mandare me, non mi serve neanche l’abito di scena perché sono arrivato qua che ce l’avevo addosso. E il Supremo: ma come si fa… è un’eccezione troppo grande… Gennarì, tu che ne pensi.. Consegnare certi messaggi è una cosa seria e lui ha fatto sempre il comico… Si, Signore, ho risposto. Ma io sono un comico dei sentimenti e ci vuole pure un poco d’allegria per dire e ricordare certe cose. La gioia e la tristezza stanno sempre insieme. Così mi hanno mandato in prova, ma  di là il concetto del tempo è infinito. E così sono rimasto.

Tu lo sai che sei diventato un mito per quest’isola? Anche questa spiaggia adesso è conosciuta come la spiaggia del Postino.

Questa cosa mi fa piacere assai perché “Il Postino”,  tu lo sai,  è il mio ultimo film ed è quello che ho voluto fare con il mio cuore. Subito dopo il mio cuore si è fermato, io me ne sono andato,  e lui se n’ è tornato da solo proprio qui, dove l’avevo lasciato. Adesso ci siamo ritrovati.

Insomma per te Il Postino  è stato l’ultimo canto del cigno. Ma perché questa isola è così speciale?

Perché è come la poesia, una compagnia solitaria. Qua ogni cosa è diversa da un’altra, chiara, distinguibile, unica. Ci sono tanti colori che diventano però compagni di tanti altri colori. Come ti devo dire: solitudine e compagnia si mischiano, stanno insieme, si amano. 

Lo sai che quest’anno Procida sarà piena di gente perché è capitale della cultura. La parola d’ordine è La cultura non isola. Ci sarà più compagnia, un’invasione pacifica di tante persone.

Sì, ma Procida resterà sempre la stessa, con la sua verità e la sua semplicità. Hai portato i sonetti di Paolo Neruda?

Sì, li tengo nella borsa.

Ti faccio sentire una cosa. Prendi “Nuda sei semplice”. 

Eccolo qua.

Nuda sei semplice come una delle tue mani,

liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,

hai linee di luna, strade di mela,

nuda sei sottile come il grano nudo.

[…] 

La tua chiarezza si spegne, si sveste, si sfoglia

e di nuovo torna ad essere una mano nuda.

Questa poesia Pablo l’ha scritta per una donna, è chiaro, ma io Procida la vedo proprio così. Una donna che rimarrà sempre autentica e nuda nella sua bellezza, senza le maschere della vita.

Mario Roppuolo, il postino, era il tuo alter ego, un uomo schietto capace di metafore spontanee. Era un apprendista poeta ed un grande amico di Neruda. Per questo lo hai amato tanto?

Ho sempre amato le persone semplici. Sono quelle più poetiche, ma non lo sanno. Mario Roppuolo ha registrato per Pablo Neruda  il vento della scogliera e dei cespugli, il rumore delle onde del mare, delle reti tristi del padre, del cuore di Pablito, suo figlio, delle campane dell’Addolorata ( con il prete!) e del cielo stellato. Alla fine del film lo ammazzano e calpestano la sua poesia che però  rimane in vita. La poesia non muore.

Ma qual è il rumore del cielo stellato?

Il silenzio, il rumore più bello del mondo. 

Guardo il mare e il cielo bellissimo e mi accorgo che improvvisamente  sta facendo buio. Si è fatto tardi. Sta calando la notte. Non ho pensato a un posto dove dormire e devo andare via.

Arò vaje!  Fermati qua e riposati almeno stanotte. Dall’altra parte c’è la guerra e un mondo impazzito. Stiamo soli in compagnia. Io, tu, Pablo e Procida.