"Nostalgia Radicale", il nuovo progetto artistico di Rebecca Moccia

"Nostalgia Radicale", il nuovo progetto artistico di Rebecca Moccia

Intervista a Rebecca Moccia a cura di Antonella Vitelli

Parlare di memoria, nostalgia e spopolamento senza cadere nella retorica non è semplice. Nostalgia Radicale, il progetto di Rebecca Moccia realizzato a Cusano Mutri nell'ambito di Una Boccata d'Arte, ci riesce. Visitando la mostra, ciò che colpisce non è tanto il racconto del passato, quanto la capacità delle opere di trasformare una riflessione collettiva in un'esperienza concreta, fatta di immagini, materiali, odori e piccoli dettagli. 

L'impressione è che il progetto si muova lungo una concezione della memoria vicina a quella evocata da Walter Benjamin: un passato che non viene esposto come un museo da contemplare, ma interrogato come un archivio di possibilità ancora capaci di parlare al presente e di suggerire altri futuri. Le fotografie, i totem, i talismani, il grande grafico sulla decrescita demografica costruito con i faldoni d'archivio e l'odore dei petali essiccati, raccolti direttamente dalla recente Infiorata, invadono lo spazio e fanno riaffiorare il passato meglio di quanto potrebbe fare una qualsiasi narrazione. Un percorso che emoziona senza indulgere nel sentimentalismo e che restituisce alla nostalgia il suo significato più profondo: non il rimpianto di ciò che è stato, ma uno strumento critico per comprendere il presente e immaginare ciò che ancora potrebbe essere.

Un invito a rallentare lo sguardo e a interrogare il significato della memoria oltre ogni facile nostalgia. Anche noi (Nostalgia Radicale), di Rebecca Moccia, a cura di Giulia Pollicita, è visitabile fino al 4 ottobre 2026 tra il Palazzo del Comune e la Biblioteca di Cusano Mutri (BN), nell'ambito della settima edizione di Una Boccata d'Arte.

Rebecca, "Nostalgia Radicale". Che cosa distingue questa nostalgia da quella più comune, spesso associata al rimpianto o all'idealizzazione del passato?

La nostalgia è uno stato emotivo complesso che nasce dall’esperienza della perdita: riguarda tempi, luoghi, relazioni, paesaggi e forme di vita che non esistono più o che sono profondamente cambiati. Spesso viene considerata un semplice rimpianto o un desiderio di ritorno a un passato idealizzato, e così viene utilizzata a livello economico e ideologico dalle industrie culturali, dal marketing o dalle narrazioni populiste. Tuttavia, questa è molto più di un’emozione privata e retrograda: ma uno stato emotivo di percepire il tempo, di reagire alla perdita e di dare senso alle trasformazioni.

In una società fondata modello tardo-capitalistico di progresso,  in cui comunità, territori, culture locali e perfino il mondo stesso, minacciato dal disastro climatico, sembrano dissolversi nella logica del profitto, la nostalgia può diventare un prezioso dispositivo critico: non una fuga consolatoria, ma uno strumento di consapevolezza e cambiamento sociale.

A partire da questa idea, alcunə studiosə hanno parlato di nostalgia radicale, una prospettiva nella quale questo stato emotivo diventa una lente attraverso cui il passato viene riconfigurato come riserva morale e simbolica di potenzialità radicali: per ricordare forme di vita comunitaria, pratiche collettive o sistemi di conoscenza marginalizzati, osservare ciò che è stato sacrificato nel nome dell’avanzamento storico, aprire spazi di immaginazione e divergenza rispetto ai modelli dominanti.

Nel progetto hai coinvolto gli abitanti di Cusano Mutri attraverso la raccolta di materiali biografici e collettivi. Che cosa ti hanno insegnato queste memorie condivise sul rapporto tra nostalgia e identità di una comunità? 

Il borgo di Cusano Mutri, come molti territori dell’entroterra meridionale, è segnato da fenomeni di spopolamento e abbandono; eppure, la comunità continua a custodire e rinnovare il proprio tessuto sociale attraverso pratiche collettive e forme condivise di memoria.

Penso all’archivio fotografico informale realizzato da Lucia Franco, per la biblioteca che è anche centro nevralgico e attivissimo della vita del borgo, penso alla pratica gioiosa e collettiva e al contempo profondamente transitoria ed effimera dell’infiorata, che sono stati centro delle installazioni che ho poi realizzato. Entrambe queste esperienze sono state al centro delle installazioni che ho realizzato e mi hanno fatto riflettere sui modi in cui una comunità continua a raccontarsi, riconoscersi e immaginarsi, quasi in controtendenza rispetto alle narrazioni del declino che spesso accompagnano questi territori. 

La nostalgia può diventare uno strumento per immaginare "futuri non allineati". In che modo guardare a ciò che abbiamo perduto può aiutarci a costruire qualcosa di nuovo?

Credo che la nostalgia possa diventare una risorsa quando si trasforma in uno strumento critico per leggere il presente. Guardare a ciò che abbiamo perduto non significa desiderarne il ritorno, ma interrogarsi sulle condizioni che hanno prodotto quella perdita e su ciò che essa rivela della società contemporanea. In questo senso, la nostalgia può aiutarci a immaginare “futuri non allineati” al modello capitalista, perché porta alla luce forme di relazione, pratiche di cura, saperi condivisi e modi di abitare il mondo oggi in via di scomparsa, ma che possono ancora suggerire divergenze. 

La nostalgia diventa allora uno strumento per ampliare il campo del possibile: ci ricorda che il presente non è l’unico orizzonte disponibile e che esistono altri modi di organizzare la vita collettiva, costruire relazioni e abitare i territori. 

"Nostalgia Radicale" e "Una Boccata d'Arte". Qual è il trait d'union?

Il progetto si inserisce nel contesto di Una Boccata d’Arte, iniziativa di arte contemporanea di Fondazione Elpis, che ogni anno invita venti artistə a sviluppare un intervento site-specific in venti piccoli comuni italiani, uno per ciascuna regione.
A Cusano Mutri il lavoro nasce da una residenza svolta insieme alla curatrice Giulia Pollicita e prende forma attraverso un dialogo diretto con il territorio e con la comunità locale. Inserendosi in quella che ho percepito come un’atmosfera di “nostalgia radicale”, il progetto sviluppa azioni effimere e processi di ricerca che emergono dall’osservazione del contesto, dagli incontri e dalle relazioni costruite durante la permanenza nel borgo e si articola tra l’archivio della nuova sede del Comune e il piano sovrastante la Biblioteca.
La maggior parte degli interventi è stata realizzata a partire da materiali recuperati in loco, raccolti insieme allə abitanti o elaborati in risposta alle storie, alle memorie e alle pratiche condivise incontrate sul territorio. Più che produrre opere, il progetto intende attivare forme di ascolto e di partecipazione, facendo emergere il patrimonio di relazioni, saperi e immaginari che continua ad animare la vita della comunità.

Mostra: Anche noi (Nostalgia Radicale)
Artista: Rebecca Moccia
A cura di: Giulia Pollicita

Progetto: Una Boccata d'Arte – Settima edizione
20 artisti, 20 borghi, 20 regioni.

Dove:
Palazzo del Comune e Biblioteca Comunale
Via Fuci 9, Cusano Mutri (BN)

Quando:
Dal 20 giugno al 4 ottobre 2026.

Orari di apertura:

  • Lunedì–venerdì: 8.00 – 14.00
  • Martedì e giovedì: 16.00 – 19.00
  • Sabato: visite su appuntamento presso il punto informazioni di Cusano Mutri, con visite guidate alle 11.00 e alle 17.00.

Ingresso: gratuito.

 

Torna al blog