Intervista a Claudio Gorrieri a cura di Antonella Vitelli
Nel 2002 Ermanno Gorrieri pubblicò Parti uguali fra disuguali, un libro che prendeva in prestito da don Milani il titolo e l'idea di fondo: l'uguaglianza formale, se non tiene conto delle condizioni reali delle persone, rischia di produrre nuove ingiustizie invece di ridurle. Partigiano, sindacalista, ministro del Lavoro e per anni tra i principali studiosi italiani delle disuguaglianze sociali, Gorrieri sosteneva che l'obiettivo della politica sociale dovesse essere garantire a tutti "uno zoccolo di benessere" capace di assicurare una vita libera e dignitosa. Per lui la povertà non era che "l'aspetto più grave e intollerabile" di un fenomeno più ampio, la disuguaglianza, che riguardava non solo gli ultimi della scala sociale ma anche i "penultimi" e i "terzultimi". Morì nel 2004, due anni dopo l'uscita del volume.

Oggi, a più di vent'anni di distanza, il tema è tutt'altro che archiviato. Secondo Banca d'Italia, nel 2025 le persone in povertà assoluta in Italia erano 5,7 milioni, a cui si aggiungono altri 7,5 milioni a rischio di povertà o esclusione sociale: oltre il 22% della popolazione. Le disuguaglianze si manifestano oggi su più fronti, nell'accesso ai diritti, nel sistema fiscale, nel lavoro povero, nella scuola e nella sanità, e colpiscono sempre più i minori, un fenomeno che un tempo riguardava soprattutto gli anziani.
Proprio su questa attualità si innesta il docufilm che ripercorre il pensiero di Gorrieri, presentato dal Collegio Carlo Alberto in un incontro di avvicinamento al Festival Internazionale dell'Economia 2026. Alla proiezione è seguito un dibattito con le economiste Elsa Fornero e Chiara Saraceno. Ne abbiamo parlato con Claudio Gorrieri, autore del docufilm e figlio di Ermanno.
Il titolo Parti uguali fra disuguali contiene già una tesi molto forte. Qual è l’idea centrale che suo padre voleva consegnare con questo libro e che avete cercato di restituire attraverso il docufilm?
Il titolo del libro richiama don Milani che affermava che “Nulla è più ingiusto che fare parti uguali fra disuguali” e lo scopo del libro, pubblicato nel 2002, due anni prima della sua scomparsa, voleva fornire riflessioni e proposte nello spirito della Costituzione che nell’articolo 3 indica che compito della Repubblica è quello di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”. E’ su quel “di fatto” che si è incentrato il suo impegno, e i contenuto del libro, analizzando quali siano le disuguaglianze e contrastare quelle che lui definiva “le disuguaglianze ingiuste ed intollerabili”.

Ermanno Gorrieri ha dedicato una parte importante del suo lavoro allo studio delle disuguaglianze e delle politiche sociali. Quali erano, secondo lui, gli errori principali nel modo in cui la politica affrontava il tema dell’uguaglianza? E quali proposte riteneva necessarie per intervenire concretamente?
Un primo aspetto che lui sottolineava era il pensiero che la politica sociale fosse rivolta ad interventi nei confronti della sola povertà, che per lui “altro non è che l’aspetto più grave e intollerabile di un fenomeno più grande: la disuguaglianza”. In sostanza bisognava occuparsi non solo degli ultimi della scala sociale, ma anche dei “penultimi, terzultimi” di chi vive in condizioni di disagio e difficoltà. Guardando ai dati di oggi la Banca d’Italia, nel 2025 registrava che nel nostro paese le persone in povertà assoluta sono state 5, 7 milioni a cui si aggiungono altri 7,5 milioni a rischio di povertà o esclusione sociale (totale oltre il 22% della popolazione). All’interno di questi dati cominciava a manifestarsi che la maggiore incidenza della povertà, che in passato riguardava gli anziani, riguardava i minori. Su questo aspetto aveva già proposto allora l’allargamento degli assegni familiari a tutti i minori, non solo ai figli dei dipendenti, proposta che troverà attuazione solo dopo venti anni, nel 2021, con l’Assegno unico ed universale per il figli minori. Questo è uno degli esempi contenuti nel libro.
Un altro aspetto che lui contestava era che la sinistra aveva coniugato il principio dell’uguaglianza (che Norberto Bobbio indicava essere il principio che distingue la sinistra dalla destra) come “uguaglianza nelle condizioni di partenza”. Come se questo fosse realizzabile e se non si dovesse tenere conto di quello che può avvenire nel corso della vita delle persone.
Il libro invita a distinguere tra uguaglianza formale e condizioni reali delle persone. Che cosa significa, nel pensiero di Gorrieri, riconoscere le differenze per costruire una società più equa? E perché, in alcuni casi, “fare parti uguali” può produrre nuove disuguaglianze invece di ridurle?
Il richiamo nel libro è quello, prima di tutto di conoscere ed analizzare quali sono le condizioni in cui le persone vivono, perché i fattori che determinano le disuguaglianze sono tanti e non sono solo quelli economici. Gli interventi come i bonus uguali per tutti, adottati da tutti i governi sia di destra che di sinistra, sono un esempio di come non diminuiscano le disuguaglianze, ma come le mantengano. Spetta a lui lo studio e l’introduzione delle ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) che oggi si utilizza per l’erogazione differenziata ad interventi sociali a favore delle famiglie e alla contribuzione deferenziata per l’accesso a certi servizi.
Nel trasformare Parti uguali fra disuguali in un docufilm, quali idee di suo padre avete sentito più urgenti da riportare nel dibattito pubblico di oggi? C’è un passaggio o una proposta che, a distanza di anni, vi è sembrata particolarmente attuale?
Nel docufilm abbiamo potuto utilizzare parti di una lunga intervista che lui aveva rilasciato ad una televisione locale, a Modena, poco dopo l’uscita del libro e quando siamo andati ad intervistare gli esperti sull’attualità delle cose di cui parlava, ci siamo resi conto di quanto non solo siano ancora attuali, ma siano ancora più attuali oggi in cui le disuguaglianze sono ancora più esasperate. E, anche oggi, come diceva lui “di queste cose nessuno se ne occupa”.