Primo comandamento: non leggerai. Intervista ad Antonella Cilento

Intervista di Gioconda Fappiano, Napoli, febbraio 2020

Immaginate un mondo senza scrittori e giornali, un Decalogo governativo che vieta la lettura, di vedere i morti e di amare senza scopo, una Napoli distopica che fa da sfondo alle avventure di due ragazze adolescenti, Help e Farenàit, che rubano una cassa da morto per spiare un vero cadavere, ma scoprono che la bara è piena di romanzi. “Non leggerai”, l’ultimo lavoro di Antonella Cilento, affronta il tema del “contagio” della lettura destinata a morire se considerata un obbligo scolastico, e che tornerebbe in auge paradossalmente solo se vietata. Un romanzo destinato ad un pubblico “young adult” che fingendo di parlare di un futuro lontano, ci mette di fronte alla cruda realtà dei nostri giorni.

“Non leggerai” è un romanzo distopico ambientato a Napoli nel quale ci troviamo catapultati in un mondo in cui sono scomparsi scrittori e libri e la lettura è vietata da un Decalogo governativo. Come è nata l’idea di questo libro e perché è stato ambientato a Napoli?

L’idea di Non leggerai si agitava in me ancora in nuce  diversi mesi prima che mi fosse chiesto di inaugurare la collana ARYA di Giunti. All’ennesima domanda di un quotidiano che m’interrogava su cosa fare per far leggere di più i libri avevo risposto: vietiamoli. Il paradosso nasceva dall’evidenza che facciamo assai più volentieri quel che ci viene impedito o vietato e che si sta rispondendo all’emergenza lettura, o alla trasformazione dell’atto di leggere, con metodici allopatici, come se si dovesse per forza somministrare a intere generazioni un antibiotico. Leggere è un atto trasgressivo, se ripetiamo a chi non lo compie di farlo perché gli farà bene di certo lo eviterà. I libri non sono pillole, sono desideri segreti e a volte ignoti. Così, in risposta alla domanda dell’editore che voleva inaugurare con autori italiani una collana rivolta ai lettori giovani, che di solito consumano fantasy tradotto dall’inglese, ho immaginato Non leggerai. 

Nel mondo neo-napoletano o distopico-napoletano del romanzo, gli adulti per primi hanno lasciato svanire lettura e libri con indifferenza dalle loro vite e dunque le nuove generazioni si trovano a vivere in un mondo sfornito di parole scritte. A Napoli, da sempre faro di ogni emergenza nazionale e oleografia del male, è facile immaginare un’avventura fuori dalle regole, come quella delle giovanissime Help e Farenàit: è la città dove da sempre l’emergenza bambini è stata affrontata dalle scrittrici (da Serao a Ortese a Ramondino) ma è anche la città dove sono ambientati quasi tutti i miei romanzi, il luogo da cui sorge la mia immaginazione. Insomma, una mia Napoli, più che quella reale dove abito e lavoro.

Lei racconta di Scuole Riassunto, di videocompiti, di lauree virtuali, di un ente, l’EMA, che controlla l’equilibrio morale degli adolescenti e di un social, Waste Time, sul quale gli adulti passano giornate intere a scrivere i fatti loro. Il suo è un mondo futuribile ma pieno di cose che oramai fanno parte del nostro vissuto quotidiano. Secondo lei, quanta consapevolezza c’è oggi sul fatto che stiamo inesorabilmente distruggendo il pensiero critico?

I romanzi distopici sono sempre state fotografie alterate del presente: distopia e fantastico si usano quando il presente è indicibile, invisibile o troppo visto (quindi non visto) come accade oggi. Bulgakov scrive Il Maestro e Margherita perché non può dire direttamente che lo stalinismo è una follia (e perché così è messa in berlina l’intera follia umana), Orwell dice la sua Inghilterra e così anche Bradbury parla del suo tempo. Oggi siamo immersi e anche anticipati dalla realtà funzionale di Non leggerai: mentre scrivevo il romanzo sono nati i master e poi i corsi universitari per diventare influencer. Il mondo è già cambiato, bisogna evitare di subire passivamente la rivoluzione tecnologica e cavalcarla in direzione critica ed emozionale.

I ragazzi leggono moltissimo, per paradosso, ma bisogna sintonizzarsi su bisogni nuovi che spesso ne nascondono di molto antichi

Oggi è raro trovare nelle nostre case una libreria come elemento d’arredo. Un segno questo che si legge poco o che ci sono modalità di lettura diverse?

Ho assistito alla scomparsa delle librerie nelle case degli studenti che incontravo a Sud e poi a Nord negli ultimi vent’anni, tanto che ne parlavo con largo anticipo in un libro di parecchi anni fa’, Asino chi legge (Guanda). Un oggetto d’arredo che non contiene più materia in uso svanisce. Avere i libri in casa rappresentava uno status in Italia fino agli anni Ottanta: vedevi enciclopedie, magari mai sfogliate, e volumi di classici anche negli studi medici, in casa dei primari. Oggi anche il più specializzato dei medici, proprio perché è così specializzato, non ha in casa un libro che non riguardi il suo mestiere, figuriamoci quindi le case dei ragazzi con genitori che non svolgono mestieri collegati alla parola scritta. Nel frattempo, leggiamo su pc (ma è già un oggetto per anziani), su cellulare: i device hanno preso il posto della carta stampata ordinaria. E tuttavia ogni volta che i ragazzi o gli adulti scoprono un libro poi lo vogliono di carta. Il feticcio non può essere sostituito. Non riusciamo a sognare e avere paura allo stesso modo con un testo liquido, che brilla su uno schermo. Infatti l’atteso mercato virtuale del libro non è affatto decollato come previsto. Leggono su supporti più gli adulti che i ragazzi. Il libro che mi fatto sognare è un segreto, è solo mio, sta stropicciato nella mia borsa o nella mia stanza,  non può essere un file come le letture che faccio per forza, per compito.

Nel suo romanzo si afferma che “per i libri si muore” alludendo all’episodio in cui in dodici persone morirono bruciate in una biblioteca (da qui la messa al bando della lettura) e che essi producono le idee che sono il “male”. L’istigazione alla lettura è dunque un fatto altamente sovversivo?

Lo è sempre stato, sin dall’antichità. Bruciano i libri da millenni (o i manoscritti, o le biblioteche, quale che sia il supporto usato). Se necessario, si spaccano le tavolette siglate in scrittura cuneiforme quando si abbattono le civiltà. Leggere significa rendersi liberi e pensanti o liberi e sognanti, in ogni caso si sfugge al controllo del potere, si pongono le basi per la contestazione, il ragionamento, la critica. Se si allargano le prospettive, il potere cigola. Oggi il potere assai furbamente ha deciso di confondere le acque, così complice una falsa formazione di superficie, la scomparsa delle verifiche, ci si accontenta di fake news e di leggende metropolitane, di post verità. “Dicunt”, scrivevano gli antichi. Leggere cancella le false piste o le precisa.

Lei per lavoro gira continuamente nelle scuole di tutt’Italia. Ha potuto notare delle sostanziali differenze tra Nord e Sud?

Per quanto il Sud risulti sempre un fanalino di coda nei dati, direi che la verità è sempre capovolta: ci sono isole di forte resistenza in ogni regione d’Italia, si legge bene e molto nelle città con tante biblioteche attive e prestigiose e funzionanti (al Centro-Nord) ma si legge bene anche nel Sud che si entusiasma, che ha intelligenze prensili, iniziativa e creatività. Bisogna sempre considerare che spesso a capo delle filiere culturali c’è una maggioranza di persone che vengono da Sud. Avere bellissime scuole e tanti supporti a volte non coincide con l’avere fame e curiosità, con la brillantezza mentale e creativa.

Help Sommella e Farenàit Lopez sono le due protagoniste principali che un giorno fanno una grandissima scoperta: trovano una bara contenente dei libri. É un caso che nel romanzo viene affidato a due giovani donne il compito rivoluzionario di riportare in vita la lettura?

Non è un caso: le ragazze faranno la rivoluzione. E sono spesso le donne, riconosciute poco o mai ricordate abbastanza, che smuovono profondamente le radici dei problemi. Se impareremo a riconoscerci il nostro ruolo di guida senza nulla togliere agli uomini, sarà sempre più evidente che noi siamo La Rivoluzione. Help e Farenàit sono ragazze rivoluzionarie: nemmeno vorrebbero o ci avevano mai pensato ma quando si trovano a chiedersi qual è il loro desiderio non lo censurano. Lo attivano. Non esitano: fanno.

Nel mondo futuro descritto in “Non leggerai”, Antonella Cilento commetterebbe numerosi “Reati letterari”. O mi sbaglio?

Faccio Reati Letterari di continuo. Persino il fatto che scriva romanzi non commerciali e che cerchi una voce d’autore invece che la visibilità o che continui a insegnare scrittura a Sud senza supporti politici, dice del fatto che sono una Persona Felicemente Illegale.

Antonella Cilento è nata a Napoli nel 1970. Nel maggio 2019 è uscito il suo ultimo libro Non leggerai (Giunti), romanzo che hai inaugurato la collana Young Adult “Arya”, che segue a Morfisa o L'acqua che dorme (Mondadori 2018). Con Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori 2014) è stata finalista del Premio Strega 2014, e Premio Boccaccio 2014 (tradotto in Spagna, Francia, Germania, Corea, Lituania, Finlandia). Collabora con La Repubblica - Napoli e con Grazia

Ha ideato e conduce dal 1993 il Laboratorio di Scrittura Creativa Lalineascritta: a Napoli, in Italia e, con i corsi in webconference, in tutto il mondo. Le attività si svolgono presso associazioni, librerie, scuole di ogni ordine e grado, formando insegnanti e studenti in tutt’Italia.