"La cultura non isola". La grande sfida di Procida 2022

Intervista di Silvia Sardi | Agostino Riitano

Il 18 gennaio di quest’anno il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini in diretta streaming ha annunciato la vittoria di Procida come Capitale italiana della Cultura 2022. La giuria presieduta dal professor Stefano Baia Curioni ha avuto il compito di valutare il progetto più idoneo e nella rosa di 10 finaliste ha avuto la meglio proprio la piccola "Perla del Golfo di Napoli".  Procida è una isola di origine vulcanica, nata dalle eruzioni di almeno quattro diversi vulcani, attualmente spenti e in gran parte sommersi. Oggi è una meta turistica ambita anche grazie ai numerosi film che ha ospitato. Sono un esempio Il Postino con Philippe Noiret e Massimo Troisi e Il talento di Mr. Ripley con Matt Damon. Un territorio piccolo, di soli 4 chilometri quadrati anche se l’isola ad oggi risulta essere la più popolata d'Europa. Nel 2022 si riparte con una nuova sfida, un nuovo progetto culturale che conserva l'obiettivo di ricucire tutto ciò che abbiamo visto sfilacciarsi in questo anno. La cultura non isola è un claim, un programma, una speranza, ma soprattutto una solida aspettativa. Ne abbiamo parlato con Agostino Riitano, Direttore di Procida 2022 e manager supervisor di Matera 2019 capitale europea della cultura. Agostino è  anche autore di numerosi articoli e conferenze scientifiche sui temi dell'Innovazione culturale, sociale e dello sviluppo della città. 

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Agostino nelle ultime ore si sta parlando non con poche polemiche di procedere alla vaccinazione di massa sulle isole. La speranza è quella di riprendere al più presto l’attività turistica in sicurezza. Il discorso coinvolge anche Procida. 

Si, questa è un’azione portata avanti dal Presidente De Luca. Sono partiti i preparativi poi c’è stata una battuta d'arresto. Sicuramente riuscire a attivare un percorso di vaccinazione importante potrebbe rafforzare quel senso di sicurezza e tranquillità utile ad agevolare una propensione differente delle persone a partecipare a delle azioni culturali. Anche perché come sai noi siamo la capitale della cultura, non del turismo. Nel senso che vorremmo realizzare una missione molto precisa che quella di riuscire ad interpretare profondamente il nostro tema forza che poi è diventato fortemente popolare in questa pagina molto complessa della nostra storia contemporanea, ovvero la cultura non isola quindi cercheremo di declinare questo questo tema da tanti punti di vista. Partendo proprio dalla concezione di un'isola come metafora un po' della condizione dell'uomo contemporaneo. Siamo tutti ormai delle isole, cerchiamo con fatica di ricostruire degli arcipelaghi e sono arcipelaghi tendenzialmente relazionali e per questo intendiamo la cultura come una questione di legame non soltanto intrattenimento. Proveremo a ricucire tutto ciò che si è sfrangiato durante questi lunghi mesi.

“La cultura non isola” è davvero molto efficace. Come avete messo assieme nel vostro programma la cultura, i contenuti con il digitale?

Il tema prima lo sentivamo fortemente, oggi è una necessità. L’idea è nata ancor prima della pandemia. L’isola per noi è immagine, simbolo, idea, luogo carnale e concreto spesso dominati da flussi di rapporti, da arrivi e da partenze. Come diceva Jean-Luc Nancy si parte e si viene e l’isola invita da sola ad attraversare il mare. Quindi il mare non come separazione, ma come come unione. Tutto questo ovviamente lo trasliamo nel nostro programma. Abbiamo fatto in questo anno grande esperienza delle tecnologie del digitale, nel 2022 speriamo di lasciarci alle spalle un po' di preoccupazioni, ma siamo consapevoli che alcune lezioni importanti che abbiamo imparato quest'anno possono essere parte integrante proprio dei meccanismi di fruizione. I contenuti credo continueranno ad essere fruibili anche in modalità digitale. Per Procida utilizzeremo la piattaforma della Regione Campania che è la una piattaforma regionale, molto complessa e articolata, che dà la possibilità da un lato di fare digitalizzazione del patrimonio culturale e dall’altra di rendere fruibili i contenuti in tempo reale. 

Quali sono i fulcri tematici attorno al quale verrà costruito il programma?

Si, noi non abbiamo organizzato il programma in base ai genere quindi non abbiamo il programma del cinema, della letteratura, delle mostre, ma abbiamo creato cinque sezioni che si intitolano con 5 verbi che dal nostro punto di vista sono quei verbi che soltanto la cultura cui innescare. Il verbo inventare, ispirare, innovare, includere e imparare. Ovvero progetti “faro”, progetti “ancòra” e progetti di “comunità”. 

I progetti faro sono progetti di ampie dimensioni che un po' orientano il il programma culturale e spesso in mano anche i processi di trasformazione rigenerazione e rivitalizzazione urbana.

I progetti ancòra sono quei progetti che approfondiscono le cosiddette eredità culturali riferendoci anche alla convenzione di faro però con un forte impulso dalla dimensione locale alla visibilità nazionale ed internazionale. In ultimo ci sono i progetti di comunità che sono quei progetti volti a promuovere, facilitare e costruire comunità solidali attraverso la promozione del capitale sociale e dei beni relazionali. Questo è un po' l'intelaiatura progettuale. Sono 44 i progetti, ci muoveremo su un'azione di circa 330 giorni di attività e al momento abbiamo un coinvolgimento di circa 240 artisti.

Una domanda che riporta alla poetica di Procida. Ci sono tanti rimandi, una “ricchezza compatta”. Il problema è stato più contenere i contenuti che crearli. Giusto? E’ un’impressione sbagliata?

Giusto. Diciamo che abbiamo costruito innanzitutto un processo culturale che poi si è fatto progetto. L’abbiamo innescato mediante un metodo che abbiamo chiamato “Procida immagina” che vede il protagonismo dei cittadini quindi lavorando sul desideri di cittadini, sulle necessità della cittadinanza. Da qui abbiamo poi costruito i nostri quattro assi strategici. Questi quattro assi strategici ci hanno aiutato sempre di più al declinare quelle che erano proprio appunto le vocazioni da un lato e le aspettative dell'altro. In questo non abbiamo mai pensato di partecipare ad un concorso di bellezza. Questo cosa significa? Significa che l'Italia è un paese straordinariamente intenso, straordinariamente bello e straordinariamente pregno di un patrimonio culturale. Città piccoli, aree interne e aree costiere detengono un patrimonio straordinario. Abbiamo lavorato per costruire un immaginario collettivo che potesse stimolare la comunità procidana e allargarla. Non abbiamo lavorato, diciamo, su una geografia legata ai confini dell'Isola che poi è un territorio piccolo 4 chilometri quadrati anche se densamente popolato.  L'Isola di Procida infatti è l'isola più popolata d'Europa e in soli quattro chilometri quadrati, abbiamo immaginato una geografia molto più ampia che teneva dentro ad esempio i campi Flegrei, ma soprattutto tutte le isole minori d’Italia, quindi quei 35 comuni delle 27 isole italiane. Nel processo di candidatura abbiamo invitato una delegazione di cittadini provenienti da 27 isole minori e questi hanno lavorato gomito a gomito con i cittadini procidani affinché il discorso della cultura come volano di sviluppo in una comunità isolana potesse essere una sorta di think thank stabile ed un ragionamento costante su quella che appunto è la vita e l'ecosistema culturale su una piccola isola. 

 

Infatti questo approccio ha a che fare anche con le nostre città del futuro? Come cambierà la progettualità culturale?

Diciamo che ritengo che tutti i percorsi che vedono la città al centro devono essere dei percorsi sartoriali, devono nascere proprio sulla morfologia fisica e culturale di una comunità. Nel nostro caso lo sviluppo è stato guidato da quattro principi molto semplice e molto chiari al tempo stesso. Il primo è quello della responsabilità ovvero non è sufficiente agire ma è necessaria una forte consapevolezza delle ricadute di questo agire quindi non è soltanto importante fame ma importante fare bene. Si dice un po' anche nella nostra tradizione linguistica il “fare a regola d'arte”. Un altro principio riguarda la cooperazione, un collante generativo di valori e di scambi. Terzo principio l'economia del dono in cui abbiamo un movimento circolare per dare, ricevere e ricambiare. Al tempo stesso parto dal principio che c’è una fortissima impronta dell'intelligenza collettiva. Siamo profondamente convinti che le opinioni differenti possano effettivamente essere una forza in un percorso di sviluppo locale a base culturale. Quindi la co-creazione è un processo di capacity building per la comunità, ma è anche un processo collettivo i cui risultati spesso e volentieri non si risolvono nell'evento, ma producono un sapere interiorizzato, una vera e propria eredità che poi i soggetti coinvolti all'interno del processo potranno trasferire ai propri concittadini mettendo a frutto una nuova capacità progettuale.

Cosa senti sul futuro? Sei ottimista?

Guarda in questo momento c’è un’energia positiva. Il mondo culturale vive il dramma della pandemia. I teatri, i cinema sono chiusi, ma con Procida 2022 vogliamo dare anche un segnale di speranza in tal senso. La speranza che il sistema culturale del nostro paese possa continuare ad essere uno dei sistemi produttivi non soltanto da un punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista del pensiero e delle visioni che soltanto l'arte ovviamente può darci. In questo senso vorrei ricordare il passaggio di una poesia di un grande autore teatrale napoletano, che si trasferì per un periodo a Procida, Antonio Neiwiller che in una sua poesia intitolata per un teatro clandestino ad un certo punto dice che “senso ha se a salvarsi è uno solo”. In questo noi ci crediamo fortemente e quindi cercheremo di tenerci con mano con tutti coloro i quali vorranno ritornare per fare grande la cultura del nostro Paese.