Prima un album, poi un film. È da qui che parte il racconto di RIDER al Cinema Centrale di Torino, domenica 11 ottobre. In sala ci sono Dade, il protagonista Lorenzo Aloi, Kaze e Margherita Vicario. Prima della proiezione, prendono la parola per raccontare come ci sono arrivati: attraverso la musica, la scrittura e un lavoro che ha chiesto a tutti di muoversi tra canto e recitazione.
Albilm o filbum? Nell’introduzione, le due crasi specchiate di album e film rimbalzano come un gioco. E sono un buon modo per cominciare: contengono l’incrocio tra i linguaggi, ma anche la ricerca di una forma diversa, per la quale si prova perfino a inventare una parola.

«Questo film nasce in realtà con l’esigenza di fare un album», spiega Dade, nome d’arte del musicista e produttore Davide Pavanello, che firma la regia con Roan Johnson. «Siamo arrivati ad avere otto canzoni, e da quelle otto canzoni abbiamo scritto poi la sceneggiatura intorno».
La particolarità è proprio questa. Le canzoni vengono prima: contengono già situazioni, relazioni, qualcosa dei personaggi. Il film cresce attorno a quella scrittura musicale, ne sviluppa le possibilità e le porta nelle immagini.
Il disco, firmato Dade e Roan, raccoglie dodici tracce. Rap, canzone pop e parola recitata ne attraversano il linguaggio, tra archi ed elettronica. Alle voci degli interpreti si uniscono Axos, Johnny Marsiglia, Ensi, Levante e Rosa Chemical; Claudio Santamaria porta anche lo spoken word, la parola pronunciata su una base musicale.
Il rap permette alle parole di entrare nel ritmo conservando la naturalezza del racconto. Le parti melodiche aprono un altro spazio, più vicino alla canzone e ai sentimenti: Prima e ultima volta, cantata da Lorenzo Aloi e Kaze, è una ballata; Notte fonda riunisce Ensi e Levante. Sono modi diversi di dare voce alla storia, dentro uno stesso progetto.
E il lavoro musicale continua nei dialoghi. Le battute sono ritmate e rimate: il passaggio tra parlare, rappare e cantare diventa parte della costruzione del film. La musica entra anche nel modo in cui i personaggi si rivolgono gli uni agli altri.

Per gli attori significa cercare un equilibrio particolare. Kaze usa un’immagine molto concreta: «Secondo me ci vedrete fare un po’ gli equilibristi». Ma racconta anche quanto le canzoni abbiano aiutato il lavoro di interpretazione: «È stato un gran regalo soprattutto poter capire i nostri personaggi attraverso la musica».
Mi interessa questo punto: una canzone può essere già un modo per conoscere qualcuno. Offre una voce, un’intenzione, un’emozione da cui partire. Per chi recita, diventa materiale su cui lavorare; per chi guarda, una possibilità in più di entrare nel racconto.
Nelle parole di Lorenzo Aloi si sente il legame con un progetto affrontato anche attraverso il canto. Margherita Vicario richiama invece il potere della musica di raccontare. La sua presenza si inserisce nel sodalizio con Dade, che attraversa Bingo, Showtime e le musiche composte insieme per Gloria!: un percorso in cui canzoni, interpretazione e immagini continuano a incontrarsi.
È nella scrittura musicale che RIDER trova la sua base più solida. La capacità di costruire un brano diventa il terreno su cui si lavora al film: le voci, il ritmo e le parole contribuiscono alle scelte del racconto. La novità interessante sta qui, in un metodo che parte dal disco e si sviluppa sullo schermo.
Albilm, filbum: alla fine il gioco di parole resta in testa. Come l’idea di andare al cinema anche per ascoltare un album, lasciandogli il tempo di raccontare una storia intera.
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Crediti Testo e fotografie: Silvia Sardi per Lentiapois. RIDER: scritto e diretto da Roan Johnson e Davide Pavanello, in arte Dade. Album di Dade e Roan, pubblicato da Metatron/INRI e distribuito da Universal Music Italia. Distribuzione cinematografica: I Wonder Pictures. Le citazioni in sala sono tratte dall’introduzione alla proiezione al Cinema Centrale Arthouse di Torino, 11 ottobre 2026, registrata dall’autrice. |