"Sulla scuola serviva più creatività". Parla il Garante dell'infanzia della Regione Lazio

Il tema "scuola" è di certo uno dei temi più caldi di questa terza ondata di Covid19. Forse solo i più pessimisti, forse, avrebbero immaginato una seconda e terza ondata con l'aggiunta di una variante maggiormente contagiosa tra i più giovani e la parziale stasi nella campagna di vaccinazione. Di certo se qualcosa poteva andar storto lo è andato, anche se la cosa più decisiva che doveva accadere è accaduta, ad esempio avere un certo numero, crescente, di vaccini a disposizione. Ma nonostante tutto il coinvolgimento della scuola ci riporta al punto di partenza, a marzo 2020.

Gli studi sulla variante inglese sono chiari e spietati. C’è una maggiore capacità di infezione anche in soggetti molto giovani che prima di questo upgrade sembravano parzialmente esentati dal contagio. Questo da un lato, dall'altro c'è una tematica sociale ben più grande della sola istruzione. Tocca il presente, ma anche il futuro di una generazione a cui toccherebbe prima di tutto la leggerezza, quella che un tempo veniva chiamata la spensieratezza. Questo non accade perché in questa guerra siamo tutti coinvolti, anche se le prime file dovrebbero essere  occupate solo dagli adulti. Il problema non è solo italiano ed europeo. Ad esempio a New York attualmente sono chiuse 488 scuole pubbliche che riapriranno il 22 marzo, anche se la maggior parte degli studenti continuerà con la Dad.

Il prezzo più alto è stato pagato dalle famiglie e dai ragazzi provenienti da strutture mono genitoriali, a basso reddito o comunità immigrate nere o di latinos. Qui spesso le donne sono state costrette a lasciare il lavoro perché inconciliabile con i figli a casa così peggiorando ulteriormente il reddito del nucleo familiare. Sulla bilancia ci sono, come spesso accade nella storia umana, due problematiche apparentemente inconciliabili, ma il tempo trascorso richiede necessariamente una riflessione su quelle che potevano essere soluzioni più creative nel segno dell’organizzazione e non della burocrazia. Ne abbiamo parlato con Jacopo Marzetti, Garante dell’infanzia della Regione Lazio, che da poco ha indirizzato una lettera al Presidente Nicola Zingaretti per evidenziare la preoccupazione e lo spaesamento dovuto alla chiusura di ogni scuola di ordine e grado. 

Stiamo assistendo ad una recrudescenza della pandemia. Siamo nel pieno della terza ondata, ma questa volta i virologi sono quasi unanimi nel definire la scuola come un importante vettore di contagio nell'espansione della cosiddetta "variante inglese". Non si nega la portata preoccupante del fenomeno e se certe azioni possono salvare anche solo una vita è doveroso attivarle, ma è altrettanto doveroso chiedersi se su un tema come quello della scuola avremmo potuto agire, almeno in questo terzo step, in maniera diversa, anche più creativa. 

Assolutamente sì. Bisognava insistere, proseguire in quelle azioni di campionamento, diagnostica con tamponi, igienizzazione delle aule e trasporti pubblici.

Si è iniziato un percorso ma si è rimasti inermi davanti alle varianti. Andavano cercate soluzioni innovative per convivere col virus. Bisognava pensare vista anche la stagione alle lezioni all’aperto, alle tensostrutture, all’utilizzo di spazi pubblici grandi e arieggiate, ma soprattutto investire in sistemi di aerazione delle aule. A Roma ad esempio ci sono molteplici spazi nei quali sarebbe stato possibile fare lezione, ma come per tutto anche in questo ambito per portare avanti le idee serve la volontà, una forte volontà. 

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 Ne ha parlato con qualcuno?

Mi batto in continuazione, ma purtroppo la figura del garante non viene presa in considerazione. E come ho detto varie volte c’è il diritto alla salute, ma anche il diritto all’istruzione e allo studio. Non nego il momento e la situazione, se ci sono delle azioni che vanno fatte si facciano, ma di certo si può dire che per tanti mesi abbiamo puntato nella direzione sbagliata. Ho sollecitato anche la Garante nazionale.

Questo ha portato un qualche risultato? 

Onestamente mi sento una voce isolata. Ufficialmente ho sollecitato delle prese di posizione nette e chiare, ma ad oggi non mi sembra ci siano particolari evoluzioni.Torno a ripetere: sono ben consapevole della natura dell’emergenza che stiamo affrontando, ma il mio ruolo deve analizzare anche quelli che possono essere gli effetti futuri di certe scelte sui bambini e i ragazzi. 

Ha avvertito una qualche discontinuità o differenza nel cambio di Premier?

Non intendo entrare nella parte politica, ma a monte c’è un problema di organizzazione anche a livello regionale. Non si possono chiudere le scuole dall’oggi al domani senza instradare i ragazzi nella consapevolezza di nuove situazioni. 

Ma secondo lei queste sue proposte non sono prese in considerazione per problemi di carattere organizzativo o perché si dubita sulla loro efficacia. Dov’è il problema?

La prima cosa che dobbiamo dire ha a che fare con le competenze. Sulla scuola c’è stato uno scaricabarile generale. Spesso anche i dati sono apparsi provvisori e frammentati sulle singole realtà. Ho ricevuto diverse lettera da associazioni, gruppi di mamme e penso sia importante muoversi a livello nazionale, a partire dalla figura nazionale del Garante che, credo, dovrebbe chiarire con maggior incisività il suo punto di vista. 

La dirigente scolastica della materna di mia figlia, Alessia Cusenza, qualche giorno fa mi ha detto una cosa apparentemente banale, ma che in realtà non lo è. Parafraso! Perchè non ci si chiede come mai le famiglie indirizzano le scelte su certe realtà e non sempre queste scelte sono fatte seguendo il criterio della "comodità". Perché le scuole con spazi all’esterno, nel verde, sono preferite a strutture tradizionali o più contenute? L’edilizia scolastica è un grande tema. Forse è il momento di parlarne non crede?

Indubbiamente. Oggi abbiamo una grande occasione per adeguare i nostri istituti, abbiamo una grande occasione per investire sulla scuola e sulla sua centralità rispetto al nostro presente e futuro. I fondi europei rappresentano più che mai uno slancio importante per rimettere a posto delle cose, come la scuola, che abbiamo trascurato per tanto tempo. Anche su questo tema ho chiesto l’attivazione della Garante Nazionale.